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giovedì 16 giugno 2016

Memoria e lotta alla violenza di genere nel ricordo di Loredana

Albenga e Castellana Grotte unite nella lotta alla violenza
ad un anno dalla morte di Loredana 


Ad un anno dal Femminicidio di Loredana,  il Gruppo di Solidarietà per Loredana ha inviato
al Dr. Giorgio Cangiano, Sindaco di Albenga città dove Loredana viveva e dove è stata barbaramente uccisa, e al Dr. Franco Tricase, Sindaco di Castellana Grotte città natale di Loredana e della sua famiglia, la seguente lettera per promuovere due iniziative importanti.
La prima una panchina rossa  volta al ricordo e alla testimonianza attraverso un segno tangibile, collocato in uno spazio pubblico, visibile a tutti di una assenza nella società causata dalla violenza, l'altra volta alla lotta alla violenza di genere partendo dalle scuole attraverso corsi di formazione contro la violenza di genere tenuti dai centri laici antiviolenza.
Qui il testo integrale che ci auguriamo tutti trovi la massima accoglienza.


Oggetto: Una panchina per Loredana ad Albenga e a Castellana Grotte
Ad un anno dalla tragedia di Loredana Colucci l'escalation delle donne uccise perché donne, vittime
di uomini violenti ed incapaci di accettare di non essere i loro padroni, non si ferma.
I numeri sono quelli che conosciamo, dal 1 gennaio ad oggi 59 le donne uccise e i dati Istat sono
impietosi: in Italia 7 milioni di donne sono state vittime di violenza ad opera di un familiare, un fidanzato, un
amante. È necessario chiedersi cosa fare oltre l'indignazione e l'orrore che proviamo ogniqualvolta una donna
viene massacrata, uccisa, bruciata, deturpata, violentata. Le nostre comunità conoscono bene questi
sentimenti e non dimenticano. Il nostro gruppo ha continuato a tenere viva non solo la memoria di Loredana
ma a scrivere, denunciare, far sì che nessuno dimentichi.
Pensiamo che possiamo tutti insieme fare di più, di qui la nostra richiesta di dedicare a Loredana una
panchina rossa per il sangue versato, ricordo e memoria della città di una piccola, grande donna che aveva creduto nella società degli uomini e più volte chiesto aiuto allo Stato.
Chiediamo a voi Sindaci alla città di Castellana Grotte e Albenga di pronunciare parole forti e di
impegno perché nel prossimo anno scolastico 2016 - 2017 vengano promossi corsi di educazione e lotta alla violenza di genere in tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, perché "solo riscrivendo la grammatica delle relazioni affettive, ma anche occupandosi, attraverso l'educazione o attraverso le diagnosi precoci, delle fratture identitarie che attraversano tutti quegli uomini e tutti quei ragazzi che pensano di poter trattare le donne come semplici cose" (cit. Michela Marzano) si possano compiere i veri passi verso il vivere senza questo
orrore.
Chiediamo impegni concreti nell’ambito della lotta alla violenza contro le donne e, allo scopo, che si
organizzino e promuovano progetti scolastici di prevenzione e sensibilizzazione sul tema. Crediamo, infatti che, trattandosi di un problema culturale, intercettare la violenza di genere già nelle scuole, possa essere più efficace dei soliti proclami fini a sé stessi.
Progetti necessariamente tenuti dai centri antiviolenza laici e non influenzati da culture che hanno in
sé il possesso della donna e che portano alla giustificazione del femmincidio.

Mercedes Lanzilotta

Giandomenico Laera
Marina Pinto
Fabio Colucci
Tina Mazzarelli
a nome del Gruppo di Solidarietà per Loredana Coluccihttps://www.facebook.com/groups/1596978470544260/?fref=ts


Si Ringraza  La Stampa di Torino, Savonanews, Castellanaonline per aver dato pubblicazione e risalto alla iniziativa

martedì 14 giugno 2016

Una Panchina per Claudia

Duccio Tringali "per le Claudie"

  • Roma Quartiere Giardini 11 giugno 2016
  • un anno dal Femminicidio di Claudia Ferrari

  • Una panchina: quattro assi di legno. Alcune dipinte, altre no.
  • Molte con schienali, altre persino con i braccioli. Tutte essenziali e confortevoli. Di qualunque materiale, forma o colore, le Panchine sono accoglienti come madri e, come madri stabili e solide, riempiono le nostre città ed i nostri borghi. E attendono chiunque abbia la voglia o la necessità di essere “contenuto” per un po’ di riposo. A guardare bene però molte delle nostre panchine sono malandate, offese, deturpate. A volte persino bruciate! Bruciate come la vita di molte donne. Trucidate, più volte colpite e dilaniate. Quasi ogni giorno una donna muore senza sconto, uccisa, dicono, “per amore”. Quasi ogni giorno si consuma nella nostra società un crimine che hanno chiamato Femminicidio! Il Femminicidio è il reato più presente nella nostra cronaca e che, malgrado l’elevato numero di brutali accadimenti, ancora oggi rappresenta una realtà tenuta ben distante da una società che, con fare indifferente, non agisce né reagisce. Viviamo in un paese che non difende la vita delle proprie donne, mamme, sorelle e figlie. Né tantomeno condanna seriamente chi ne ha cancellato l’esistenza. Anzi ne riduce senza indugio la pena passata in giudicato. Contiamo ormai troppe donne vittime della brutale violenza degli uomini che avevano giurato e spergiurato AMORE. Qual è il messaggio che arriva alle nostre ragazze, al nostro futuro? E’ una società adatta ad accoglierle e farle crescere? Non credo, perché un posto che lascia ammazzare le proprie donne non sarà un posto buono per alcuno. Non stupisce neanche la frequenza con la quale accadono i barbari eventi (una donna ogni due giorni, piuttosto che una ogni tre…). Fa effetto sì, ma limitatamente all’attimo in cui l’informazione è divulgata perché non si assimila: è di difficile digestione. Si parla del vissuto delle vittime e ci sorprendiamo, commentiamo il livello di efferatezza e brutalità che le ha strappate al mondo ma non sappiamo dire altro. Feroce è l’abitudine alla violenza che lasciamo in superficie. Ma non possiamo più essere così. Non possiamo più ignorare. Noi siamo vivi e pensanti. Siamo dotati di cuore e ragione. E come tali non possiamo più non considerare i bambini a cui all’improvviso è stata sottratta la mamma o i genitori a cui è stata cancellata la figlia. Non dobbiamo più voltare la faccia davanti a questi crimini solo perché non si sono consumati nella nostra casa, ma poco più in là del nostro perimetro domestico. Noi abbiamo il dovere di ricordare le nostre vittime e di difendere tutte coloro che ora sono in pericolo di vita e nella violenza. E per non dimenticare, diamo vita ad un’azione che non è più rimandabile. Gridiamo ai nostri “uomini” di governo ed alle istituzioni di affrontare seriamente il problema che oramai desta scalpore non appena accade, ma lascia spazio, immediatamente dopo, solo al dolore ed al ricordo nella vita di chi ha perso, inesorabilmente, la propria mamma, la propria figlia, la propria amica o sorella. E possiamo farlo solo cominciando da noi, urlando dalle nostre strade, dai nostri municipi e dai nostri comuni; insomma dalla nostra società tutta. Per non dimenticare le vittime e per combattere questa ormai assurda acquisita normalità adottiamo una Panchina come simbolo della lotta al Femminicidio. Creata da una scuola. Da un cittadino volenteroso. Da un artista. Adottiamo e abbracciamo una Panchina per accogliere e raccogliere i nostri ricordi, i nostri pensieri, i nostri occhi e le nostre azioni. La nostra solidarietà! Adottiamo una Panchina per le donne uccise da una mano violenta e da una società che non ha saputo far altro che guardare altrove. Adottiamo una Panchina e trattiamola con la cura ed il rispetto che merita! Ed ad ognuna diamole un nome, per non dimenticare! La nostra è dedicata a Claudia.

  • Germana Cecconi


    Dedicato a Stefania Mattioli
    Dedicato a Luciana Robertone
    Dedicato a troppe madri che hanno bisogno di tanto, troppo coraggio 


  • Claudia Ferrari


mercoledì 4 maggio 2016

Corrado Augias I confini persi


I confini persi
Molte le polemiche scatenate dall'intervista a Corrado Augias sul dramma di Fortuna, uccisa a sei anni dopo essere stata abusata sessualmente.
L'intervista molto bella e dettagliata terminava con una frase infelice  «Aveva 5-6 anni ma si atteggiava come se ne avesse 16-18».Letta così si può solo polemizzare e accusarlo di becero maschilismo ma quella frase deve essere contestualizzata nella perdita dei confini la cui unica responsabilità è da ricercare, senza alcuna difficoltà, nel mondo degli adulti.
Spiego con un esempio lampante e che tutti conosciamo.
E' normale che l'Italia si appassioni a quelle trasmissioni domenicali dove vengono educati bambini a cantare gli amori più controversi degli adulti?
Interpretazioni di canzoni meravigliose, dal contenuto non certo per l'infanzia, di brani resi famosi da Mina, Mia Martini ecc. La RAI, Mediaset trasmettono Format con bambine agghindate con estrema ricercatezza tra line di demarcazione non esattamente definite del vestire di donne in piena maturità sessuale ed emozionale.
A me vedere una bimba cantare " l'importante è finire" o "minuetto" mette imbarazzo,faccio esempi a caso....non sono certa abbiamo cantate queste ma simili certamente.
(tra l'altro testi in cui pazze masochiste e dedite al martirio si prostrano al il maschio padrone e sempre vincitore)
I maschietti, anche loro agghindati secondo una logica perversa sono vestiti elegantemente come andassero a fare da testimoni a qualche matrimonio, incravattati. Sono i veri trionfatori ( anche nell'infanzia l'insegnamento all' emulazione del mondo maschio adulto è perfetta, i testi quelli che sappiamo dove al peggio finiscono nel trovare consolazione nelle braccia di mammà o in quelli verdi di mamme altrui.
Chi non ha visto anche 10 minuti quelle trasmissioni? Per non parlare degli irresponsabili genitori in lacrime dopo l'esibizione del figlio/a.
Il messaggio che passa, non proprio subliminale, è che attraverso la musica questi bambini entrano di diritto nel mondo adulto, con l'introiezione di tutte le sue colorazioni, non esattamente plasmabili al mondo dell'innocenza.
Passano messaggi confusi, recepiti nelle periferie di subcultura metropolitana e non, quali mondo reale, appunto normale.
Questa bambina era bella, anzi bellissima, le avevano rubato l'innocenza con la complicità della madre che ora si dispera e piange, con la complicità di donne e uomini che sapevano e chiudevano l'uscio perchè nulla trapelasse dalle loro case e da quella casa.
Qui le responsabilità non sono di Augias che non è riuscito a dire con parole diverse sul finale un concetto banale e vero.
Non è giusto devastare il mondo dell'infanzia con messaggi impropri, non ultimo quello trasmesso da quelle trasmissioni che sono una vera e propria espressione della pedofilia. Non ho mai sentito voci levarsi forti, nessuno che abbia detto che vanno chiuse. Fanno molta audience.

http://www.giornalettismo.com/archives/2094403/corrado-augias-fortuna-loffredo/

martedì 10 novembre 2015

La condanna di un Femminicida e il sorriso di Maria

Maria D'Antonio


E' stato condannato Cosimo Pagnani.

Trenta anni, interdizione podestà genitoriale e interdizione perpetua dai pubblici uffici.
E' il massimo della pena  per chi chiede il rito abbreviato,un diritto di tutti i cittadini italiani e questo prevede uno sconto della pena.
30 anni sono 30 anni!
Speriamo e  vogliamo essere certi che verranno confermati in appello.
Non è vendetta che cerchiamo ma Giustizia e Rispetto per chi non può più difendersi.
Noi  l'assassino lo ricorderemo non solo per l'efferatezza e il delitto, lo ricorderemo per colui che, non pago,  si affrettò di annunciare  al mondo di averla uccisa attraverso un post su Facebook che sintetizza tutto il suo odio e la sua determinazione : "Sei morta troia".
Maria D'Antonio fu uccisa si dall'uomo che non amava da tempo, ma venne ancor più massacrata da oltre 300 coltellate/mi piace e 400 condivisioni/coltellate.apposte a quella denuncia di vendetta compiuta.
Lei non aveva diritto alla vita.
Fu giustiziata anche da quella subcultura sessita e machista che mai smetteremo di denunciare  e combattere.
Lo faremo attraverso tutte le forme di lotta che conosciamo e lo faremo con gli uomini, quelli che sanno di non fare parte del branco di lupi, lo faremo insieme agli uomini veri, quelli che amano le donne anche quando non vengono più riamati. 

Noi Maria la ricorderemo così, con questo sguardo dolce e in testa  tanti sogni e voglia di vivere.

domenica 7 giugno 2015

Proposta: ad Albenga e Castellana Grotte "Via Loredana Colucci Vittima di Femminicidio"




foto: Loredana con suo fratello Fabio

                                                 

           Via Loredana Colucci  Vittima di femminicidio

Tra Castellana Grotte e  Albenga ci sono 1076,5 chilometri.
Tanti ne ha percorsi Loredana per seguire un sogno, per realizzare una vita insieme all'uomo che amava. Tanti ne percorreranno i suoi famigliari per riportare le ceneri a casa.
Loredana è morta, ammazzata di Femminicidio.
E' stata uccisa perchè donna, perchè proprietà di un uomo che la riteneva di sua proprietà e unico signore di vita e di morte.
Loredana non amava più quell'uomo violento, non accettava più le sue percosse e maltrattamenti.
Loredana rivoleva la sua Vita.
E' stata uccisa per mano del padre di sua figlia, un uomo incapace di amare ma che possedeva l'arma dell' odio verso le donne.
Io non conoscevo Loredana.
Sono andata via dal mio paese quando lei è nata.
Mi piace immaginarla come le sue foto me la rimandano: dolce, un pò triste ma non una donna resa, sconfitta.
Lei era forte e sapeva che la vita può cambiare, che poteva lottare,  forte dell'amore delle sue figlie e della voglia di vivere un giorno felice.
A lei non è stata concessa nemmeno di sostenere questa lotta, troppa disparità delle armi, complice uno Stato che non l'ha saputa difendere.
Lei credeva nello Stato e nelle sue leggi, si è rivolta alla giustizia con quella quotidianità e forza che solo hanno le donne che rompono il silenzio. 
Lo Stato non c'è stato, anzi..ha  affidato la sua difesa ad un giudice, lui stesso accusato di essere uno Stalker.
Certo ora c'è una indagine del Ministero della Giustizia ma mi chiedo: come sia stato possibile affidare la difesa della vittima  ad uno "accusato" egi stesso di essere un carnefice?
Non c' è stata nemmeno la polizia a difenderla.
Il DDL sul Femminicidio non diceva forse che gli stalker dovessero portare il braccialetto elettronico così da impedire che si avvicinassero alla vittima?
Non l' aveva infatti l'assassino! 
Ha avuto tutto il tempo d'ammazzarla.
Loredana l'hanno uccisa tante volte, quante si è presentata in questura?
Le chiedevano  prove sempre più stringenti, sino a quando non potettero non intervenire: l'uomo aveva tentato di strangolarla.
Fu processato:pena due anni.
Vale così poco la vita di una donna?
"Ancor meno" rispose in ultimo lo Stato! 
Lo strangolatore dopo 40 giorni era fuori ancor più accecato dall'odio.
Loredana è stata uccisa, nessuno ce la ridarà più.
Non la riavranno le due figlie ( e non voglio pensare alla piccolina che ha visto TUTTO).
Non la riavranno i famigliari.
Lo Stato deve ora  rendere Giustizia e cercare le responsabilità di chi non ha impedito quanto prevedibile e preannunciato.
Noi cittadini possiamo però fare molto perchè Loredana non sia morta invano.
Sono grata e ringrazio il Sindaco di Albenga Giorgio Cangiano e Il Sindaco di Castellana Franco Tricase per aver organizzato la marcia Martedì sera in entrambe  le città.
Sono grata ai tanti che hanno accolto il nostro invito a contribuire ad un fondo di solidarietà per aiutare la famiglia di Loredana.
Propongo di ricordare Loredana ad Albenga ed a Castellana,  perchè nessuno la dimentichi e che di Femminicidio si muore, e di intitolarle una strada: Via Loredana Colucci vittima di Femminicidio.
Ricordo a tutti di sostenere la Raccolta Fondi per aiutare la Famiglia nelle tante difficoltà che questa tragedia con se porta.
Martedì sera alle 19 ad Albenga e a Castellana saremo tutti lì a stringerci intorno alla famiglia
per te Loredana e per tutte le donne vittime di Femminicidio
Martedì 9 Giugno alle 19 ad

giovedì 4 giugno 2015

Castellana Grotte e Albenga unite per Loredana



 
COMUNICATO STAMPA del 4 giugno 2015

 

 
Il terribile femminicidio "annunciato " della povera Loredana Colucci, massacrata dal suo ex compagno che la perseguitava da anni e che aveva già in precedenza tentato di strangolarla, deve scuotere le coscienze e la rabbia di tutta Castellana Grotte, dove la povera donna era nata.

L'inadeguatezza delle leggi e delle misure che lo Stato messee in atto per impedire che le donne vengano uccise, con la atroce media di "un femminicidio ogni tre giorni", è sotto gli occhi di tutti.

Il nostro Comitato, formato da donne e uomini che ripudiano ogni forma di violenza e che combattono da sempre perché le donne abbiano quei diritti a oggi ancora negati, non può restare in silenzio. Chiediamo quindi, attraverso questo comunicato, che cittadini, associazioni e Istituzioni appoggino la nostra richiesta ai Comuni di Albenga e di Castellana Grotte di manifestare insieme, in entrambe le città, per urlare il nostro dolore e la nostra rabbia.

Pensiamo che debba essere proprio l'opinione pubblica, con in testa le proprie Istituzioni, a chiedere al Governo una maggiore attenzione al problema della violenza sulle donne, tema completamente assente da tutte le campagne elettorali. E chiediamo al legislatore di correggere immediatamente assurde distorsioni che consentano ad esempio, come è accaduto in questo caso, di concedere a un soggetto pericoloso e recidivo di avere, per un "tentato omicidio", solo 40 giorni di reclusione e poi nessuna forma di custodia cautelare.

Noi, di Castellana 2.1 chiediamo ai Primi cittadini di Castellana Grotte e di Albenga di far sentire la loro voce, perché attraverso loro si accoglie il diritto dei cittadini di essere ascoltati su questa tremenda e dilagante piaga sociale.
Chiediamo inoltre immedia esposizione nei Comuni della Bandiera a mezz'asta e il lutto cittadino.
Abbiamo aperto un conto di sostegno alle spese che la famiglia dovrà affrontare ed invitiamo tutta la città a versare un contributo tramite bonifico bancario, quale aiuto nell'affrontare le prime difficoltà. Rendiconteremo alla chiusura della somma raccolta e la invieremo alla famiglia
Raccolta Fondi Loredana Colucci
Cassa Rurale e Artgiana Castellana Grotte
IBAN IT17 I084 6941 4400 0000 0034 106


 

Mercedes Lanzilotta

Castellana 2.1

martedì 19 agosto 2014

La voce di un lupo



In un Bar di Milano, uno molto frequentato, ora dell'aperitivo.
Parlo animatamente con una amica dell'ennesimo femminicidio,  non riusciamo ad andare oltre le risposte di sempre, frasi che ci siamo dette mille volte.
Il proprietario ci ascolta mentre  versa un Gin Tonic e l' analcolico che ci andranno di traverso di lì a poco.
Si siede e con calma, lentamente "spiega" :

quando decidi di sposarti lo fai perchè sei innammorato, perchè vuoi stabilità, perchè vuoi un porto che sia finalmente sicuro, perchè ti prendi una donna che sarà per sempre tua.
Negli anni apri e chiudi la porta di casa quando e come vuoi.
Tradisci, ma mai con un solo senso di colpa, non ti sfiora che sia ingiusto e tanto meno che sia qualcosa che possa fare anche lei.
E' semplicemente Tutto l'Umwelt  tuo, sei libero di fare quello che ti pare e che hai sempre fatto.
Sei al centro di quel mondo e regista della tua e sua vita.

Non ti sfiora nemmeno la possibilità che la tua donna, quella che hai sposato, possa dire basta.
E' semplicemente cosa tua.
Non sei mai stato necessariamente violento, semplicemente Lei è sempre stata al posto suo.
Ti ha aspettato sempre.
Quando però ti lascia, quando improvvisamente alza lavoce e dice BASTA è lì  che il cortocircuito si realizza.
E' impossibile razionalizzare.
Comprendi di un colpo che se ne va, che ti viene tolto tutto, sì
tutto quello che è Tuo.
Tu sei solo,solissimo, in una scatola improvvisamente vuota.
Sei improvvisamente povero e nudo, come un verme.
Impazzisci e l'unica idea fissa che ti viene e persegui è fracassarla di mazzate.
L'unica strada che attraversi è la violenza fisica perchè nessun altro strumento hai.
Non ti importa alcunchè delle conseguenze.
Sei uno a cui Lei ha tolto tutto,  l'unica cosa che pensi è rimuovere la causa della tua disperazione.


sabato 26 luglio 2014

La massacra prima però decapita un gattino.




A vederlo, nelle foto che accompagnano le sue pubblicità , pensi  subito “con uno così nemmeno il caffè al Bar”. Eppure ha un notevole credito locale per la sua tragica capacità imprenditoria.
Mirko Rosa è il proprietario dei tantissimi negozi MIRKORO, quei negozi nati con la crisi, in parallelo con le Slot Maschine e i Videopoker.
Mirko Rosa  fa i soldi, e tanti, con quelli persi dai  poveracci, con quelli che vendono le collanine del battesimo, la medaglietta con la Madonna, l'effige di Padre Pio oro e argento, il braccialetto del fidanzamento, il solitarietto della “promessa”,   il Rolex comprato quando la moneta girava e si faceva ancor più nero.
Molti i negozi, sparsi in Lombardia tutta ma con tante sedi nel varesotto e alto milanese.
Nella zona di Busto Arsizio Mirko è molto conosciuto,  ama farsi vedere con le sue potenti auto (Porsche,Hammer, Ferrari),  per i suoi eccessi d’alcool e per qualche Body Gard che manda in Ospedale a suon di botte.Violento si sapeva che lo fosse.
Qualche foto su Chi per un Flirt Sara Tommasi.Nulla che potesse mai interessare la stampa nazonale.
Ogni periferia, ogni città ha i suoi burini ricchi e poveri, personaggi Trasch, gente che nulla aggiunge e nulla toglie.
E' sfuggito  però  l’ORRORE questa volta di cui si è fatto protagonista qualche notte fa.
Solo la stampa  del varesotto ha dato  notizia con  accenti diversi,  come purtroppo accade  quando si racconta  della violenza sulle donne.
Violenza, cattiveria,ferocia, efferatezza che potevano avere ancora un più tragico epilogo.
Sorge la domanda spontane: le donne hanno valenza guadagnandosi  il consueto articolo sui giornali solo se il Femminicidio si conclude con l’evento termimale?
Bisogna morire ?
La ragazza è finita in Ospedale, è viva biologicamente, uccisa in ogni suo aspetto,uccisa in
quell'  interminabile film dell’orrore che l’ha vista vittima di un carnefice efferato.
Agli inquirenti ha raccontato che  tutte le lesioni del corpo sono state causate da una lite per futili motivi.
Il gattino, appena comperato, di pochi mesi aveva graffiato la figlia di poco più di un anno.
L'uomo non ha esitato a decapitarlo  e minacciare la giovane compagna di farle subire la stessa fine. All'orrore di questa visione e allo smarrimento è seguita una escalation della ira e furia incontrollata.
Il passo verso la violenza fisica è stato breve, costringendola a subire un rapporto sessuale, per poi coprirla di botte sino all’inverosimile, rinchiuderla  in uno sgabuzzino sino allo stremo, naturalmente non prima di averle rotto il cellulare e impedendo di chiedere aiuto. Al mattino l’ha liberata. La ragazza minacciava di buttarsi dalla finestra.
Questo schifo di uomo è noto alle cronache locali anche per una indagine in corso per ricettazione (importo illegale di farmaci come  fiale e siringhe di gonadotropina, utilizzata per gonfiare i testicoli, anabolizzanti, pastiglie di viagra, scatole di testosterone, antiestrogeni, antidolorifici, antibiotici.
Una piccola considerazione a margine.
Il Sindaco di Rescaldina è sempre  tronfio di avergli consegnato quella  targa?
Triste è questa Italia dove chi rappresenta le Istituziioni non è capace di stare lontani da personaggi di questa portata, seppur con i soldi.



lunedì 16 giugno 2014

La villetta di Motta Visconti

La villetta di Motta Visconti in via Ungaretti...così normalmente vita.

Quanti amici abbiamo, a quante grigliate siamo stati invitati, in queste villette così anonime e così uguali?  Villette a schiera o bifamigliari, ma anche singole, tutte assolutamente uguali.
Costruite con un capitolato medio basso, qualche piccola eccezione come uno dei 2 bagni con la vasca idromassaggio e ,se i soldi bastano, i sanitari della Villeroy and Boch. 
Il parquet d'obbligo in sala e nelle camere da letto, qualità  medioscarsa, di qualche legno brasiliano che costa poco. Non è ecologico e stanno distruggendo la foresta amazzonica? Non sta scritto nei contratti di vendita e poi chi se ne frega! Non sarà la mia villetta quella che inciderà sul disastro ambientale.
Villette comperate perchè "ideali ", vicine a Milano, al posto di lavoro,  in un piccolo contesto che è il paese, con la farmacia a portata di mano, il pediatra, l'asilo nido e l'Esselunga o il Carrefour a 5min di macchina.
Tutto bello sulla carta, così normale, così sognato. La vita reale purtroppo  non sta scritta in quel  progetto urbanistico che rende così allettante la vendita. 
Sono paesi in cui il nucleo autoctono  mantiene una rete di relazioni famigliari antiche del luogo, di quando era un borgo, i nuovi arrivati quasi mai si conoscono,si integrano, ognuno fa la vita sua e le interrelazioni di paese sono praticamente  nulle.

I nuovi sono tutte coppie  giovani con figli, a Motta il costo del metroquadro è bassissimo e siamo a pochi km da Milano.
Ci sono certo anche gli extracomunitari che vivono in case di corte fatiscenti, quelli si ignorano completamente.
Con le giovani coppie al contrario ci si incontra, ci si saluta, si scambiano brevi opinioni sul tempo, quasi sempre si litiga per l'edera rampicante che cresce a disimisura sulla parete della casa accanto oppure alle riunioni di condominio perchè c'è sempre chi si rifiuta di pagare i costi comuni o non vede perchè, la sera d'estate, debba rispettare il limite delle 23 e smettere di bere in giardino con gli amici.
Ci si incontra alla festa del rione, la parrocchia è presentissima. Tra una casa e l'altra si tendono bandierine argentate orribili, l'evento clou è quando passa la processione con un quadro e 10 fedeli, ma a mezzogiorno e sera  una grande tenda accoglie tutti, la sagra del pesce (variante.. della birra) accompagna la festa.
Ci si conosce tutti e non si conosce nessuno.
Tutti a casa propria a farsi i fatti propri.
A tutto questo pensavo, mentre scorrevano in TV le banali interviste ai vicini dei vari telegiornali.
Nessuno conosceva  con qualche vicinanza vera questa famiglia.
Tutti a parlare di quanto erano belli, della mamma in bicicletta con entrambi i bambini a passeggio.
Inviavano lacrime e baci agli angioletti,  raccomandavano  la madre perchè vigilasse anche "lassù". Null'altro.
Questa donna era sola a Motta Visconti, prigioniera di un uomo uscito di senno da parecchio, a nessuno le loro litigate erano interessate mai.
Non sono interessate nemmeno la sera di Italia Inghilterra, tutti occupati a organizzare la condivisione del nulla mentre una madre e due bambini venivano tra le urla accoltellati e sgozzati.
Ognuno a Motta Visconti si è sempre fatto i fatti suoi.