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venerdì 24 febbraio 2017

Medico Non Obiettore Non è merce di scambio




Sono un Medico non obiettore dal giorno in cui mi sono laureata. Forte e chiaro lo ripeto:
a- No a qualsiasi forma di mobilità dei Medici non obiettori.
Non siamo merce di scambio e garantiamo una legge dello Stato negli Ospedali dove siamo stati assunti.
E' una forma di punizione spostarci in altri ospedali. Ci vedremmo trasformati in poveri fessi "mazziati e cornuti". Non siamo solo medici non obiettori. A nessuno piace pensare che rendere possibile una legge dello Stato sia un carattere distintivo delle tante attività che svolgiamo nell'ambito della nostra professione.
Semplicemente siamo dei professionisti a tutto tondo, anestesisti e ginecologi. Non si capisce la mobilità altrimenti a quali medici dovrebbe essere rivolta. Forse ai valdostani per la loro bassissima adesione alla obiezione di coscienza? Quale è la proposta: mandarli in mobilità in Veneto, Lazio, Campania ecc.? Non dobbiamo sopperire alla incapacità di scelta e governo delle ASST della politica.
b- No ai gettoni di presenza per far sì che sia garantita la 194 negli ospedali dove vi è una obiezione di struttura.
Non si fanno "marchette" sul corpo delle donne!
Ogni Ospedale con una Ginecologia e Ostetricia deve avere un organico che rispetti l'espletamento di tutti i carichi di lavoro nel rispetto delle norme dello Stato.
Una IVG non è comparabile ad interventi di elezioni come tiroidectomie, ernie inguinali, colecistectomie, ecc. ecc. Il carico emozionale esiste ed è aspetto non trascurabile.
Volentieri ci spostiamo nelle giornate di riposo ad espletare turni di 118 o come gettonisti in ospedali in deficit di organico, lì dove mancano anestesisti per interventi in elezioni qualsiasi. I soldi piacciono a tutti e le nostre buste paga sono ferme da 8 anni.
Non andremo da nessuna parte per coprire doveri di colleghi con problemi di coscienza, non per tutti dettati dal credo religioso e a cui viene offerta su un piatto d'argento la possibilità di rifiutare una parte del lavoro. La 194 è una legge, è compito delle amministrazioni creare le condizioni per cui in ogni ospedale vi sia personale medico e infermieristico sia possibile l'espletamento di una legge dello Stato. La legge presenta scappatoie nell'art.9. Marina Terragni e la sottoscritta abbiamo lavorato per una proposta di modifica che renda l' obbligo di assunzione dei medici 50% obiettori e 50% non obiettori basandosi sull' impiando costituzionale della legge. Solo così non sarà più possibile l'obiezione di struttura e permetterà la presenza H24 di medici non obiettori in ogni ospedale.
La posizione di alcune associazioni laiche,parlamentari, così come dell'Ordine dei Medici del Lazio deve essere rigettata e pure con sdegno.



sabato 13 febbraio 2016

Il Diritto alla Partoanalgesia nelle Interruzioni del secondo trimestre di gravidanza


Il rapporto annuale della Lorenzin sulla attuazione della 194 è fonte di numerose domande e dubbi. La percentuale degli aborti clandestini, come ha sottolineato Marina Terragni  in una lettera inviata alcuni giorni fa alla Ministra, è abbondantemente sottostimata. Siamo l'unico paese in Europa con una percentuale così bassa di interruzioni di gravidanza effettuate negli ospedali italiani, a fronte di più nutrite percentuali degli altri paesi europei.
Un buco nero della relazione riguarda ancora l'aborto terapeutico.
Pochissimo sappiamo sulle modalità delle interruzioni di gravidanza che si effettuano  oltre i 90 giorni dal concepimento (articoli 6 e 7 della 194). Sono in leggero aumento: 4.2% rispetto al dato dello scorso anno del 3.8%. Il rapporto non scrive nulla su come queste donne affontino questa difficile scelta. Sono circa 2.320 interruzioni volontarie con la tecnica del parto indotto e alla gran parte di queste i livelli minimi  di assistenza antalgica non vengono garantiti, eppure tutti sappiamo quando sia doloroso.
Livelli minimi dicevamo, partoanalgesia, che già nel 2006 l'ex Ministra della Sanità   Livia Turco aveva indicato debbano essere garantiti per tutte le partorienti.
Una forma di punizione? Perchè nella gran parte degli ospedali italiani non vengono indirizzate alla visita anestesiologica come tutte le gravide  che affronteranno il travaglio? Perchè non hanno pari dignità e pari diritto come tutti i parti indotti a termine della gestazione? Non abbiamo dati, ma le numerose testimonianze delle donne non lasciano dubbi sull'assenza della assistenza antalgica. L'obiezione di coscienza è una cappa che vigila su tutta la 194 minacciandola in ogni suo articolo e fa sì che la non applicazione si concretizzi in drammi  e danni psicofisici inenarrabili. Il Trauma di un parto doloroso per una interruzione terapeutica  è  immenso e non necessita grandi approfondimenti di pensiero per immaginarselo in tutte le sue forme. L'interruzione in questa fase  è una decisione durissima,  quasi sempre presa  insieme al partner. Le motivazioni sono gravi malformazioni ed anomalie genetiche del feto (non evidenziate nel primo trimestre di gravidanza) o pericolo di vita per la donna. Gravidanze volute, desiderate ma su cui grava l'impossibilità di portarle avanti. L'interruzione chirurgica in anestesia generale è gravata di maggiori complicanze, va indotto il parto con l'espulsione della placenta e del feto. E' un travaglio,  un parto vero e proprio, con tutta l' intensità dei dolori che comporta la pratica dell'induzione. Sono garantiti i diritti delle donne a partorire senza dolore anche nel secondo trimestre di gravidanza? Vigila il Ministero della Salute su questo aspetto? Quali sono i dati? Sono previste sanzioni nel caso non accada? Come viene risarcita la donna dalle gravissime conseguenze che tale noncuranza comporta?  Auspico che la Ministra risponda a queste domande ed avvii quanto prima un'indagine in tal senso.
E' urgente che il Parlamento calendarizzi la proposta di legge presentata di Civati, Brignone, Pastorino, Maestri perchè vengano garantite le assunzioni del personale medico ( ginecologhi e anestesisti) e di sala operatoria ( strumentisti) al 50% obiettori,  50% non obiettori affinchè sia presente H24 personale non obiettore e venga così garantito il rispetto della 194. Chiariamo bene: se la partoanalgesia per le IVG nel secondo trimestre di gravidanza non viene proposta alle donne vuol dire semplicemente che non sono in servizio anestesisti non obiettori oppure non vengono attivati.

sabato 29 novembre 2014

La 194 si applica negli ospedali di Stato on.Locatelli

Mercedes Lanzilotta anestesista non sempre così sorridente

La chiusura del servizio ambulatoriale per le interruzioni di gravidanza dell'Ospedale Umberto I di Roma, ha scatenato un gran polverone, che porterà sicuramente alla sua riapertura con la  solita pezza a colori.
Sostanzialmente in Italia la 194 è lesa su tutto il territorio nazionale.
Solo nel 65% degli Ospedali è possibile abortire. Si registrano  Obiezioni di Struttura dapertutto, detengono questa triste e incivile realtà nelle percentali piùalte Puglia, Lazio, Molise, Veneto, Sicilia, Basilicata.
Noi anestesisti, pur non brillando nella Non obiezione, obiettiamo meno rispetto ai Ginecologi.
Non riceviamo pressioni o vessazioni, sin dall'entrata in specialità, e le nostre carriere non vengono interrotte se laici non obiettori. Siamo in quella fascia che deve essere molto attenta alla collocazione politica, se vuole fare carriera, a prescindere dalla obiezione.
Nonostante ciò se i Ginecologi sono per l'80% non obiettori, i nostri raggiungono il 70%.
In quel 30% ci sto dentro io, da sempre non obiettrice e da sempre a difendere la 194 perchè non ritorni l'aborto ad essere  un affare privato.
Ieri ho letto con somma delusione e rammarico la "soluzione"  proposta dall'on.Pia Locatelli,
a fronte di una analisi che ci vede concordi.

"A questo punto l’unica via di uscita sembra essere quella che lo Stato garantisca il servizio tramite strutture private convenzionate e a carico del Servizio sanitario nazionale. Siamo certe, purtroppo, che in caso di un possibile guadagno, molti attuali obiettori si ravvederebbero sulla via di Damasco."

Cara On.Locatelli,
ma cosa crede che a me 1000 Euro a seduta, per addormentare 20 donne, in una clinica privata non farebbero comodo?  Perchè sa, queste sono le tariffe.
I nostri contratti sono fermi da 7 anni e noi medici siamo abituati a un tenore di vita certamente diverso da quello che ci offre la spanding review.
Una interruzione vale in termini di DRG 1100 -1600 Euro.
Fatti un pò di conti ci sta alla grande il pagamento della sala operatoria con il suo personale, dell'anestesista e del ginecologo.
Alla struttura privata un lautissimo guadagno.
Grassi guadagni sulla pelle delle donne e con meno sicurezza.
Consideri che in un buon Team tra addormentare, aspirazione e svegliare la paziente in 20 minuti ha concluso l'iter.
Le scrivo tutto questo crudamente perchè mi sono sentita un pò presa in giro quando ho letto la sua proposta.
Cosa pensa che a noi, non obiettori al servizio dello Stato,  ci sia piaciuto sempre consentire l'attuazione della legge?
Ebbeno NO. Abbiamo avuto pure qualche problema di Burnout.
La letterina però in direziione non l'abbiamo mandata, per quel sano principio laico di difendere una legge delle donne, frutto di una lotta che ci vide vittoriose sul moralismo e perbenismo cattolico, imponendo dopo il divorzio una grande lezione di civiltà,
A noi medici non obiettori non ci diverte affatto e non lo facciamo perchè uan IVG  è come una ernia inguinale o una cisti del Bartolino,
Ci  appare doveroso, dignitoso, appartente ai nostri doveri.
Di uteri forati dalle mammane non ne vediamo più dalla fine degli anni 80 e non ne vogliamo più vedere, pure se provengono da mammane convenzionate.
Le ragioni di obezioni sono tante ma, senza entrare nel merito, le voglio dire che io ben altre proposte nell'immediato dalla Politica mi aspetto.
La Prima  è la richiesta di dimissione dei Menager dell'Ospedale nonchè dei suoi Direttori Generali e Sanitari.Mi aspetto si chiedano dimissioni irrevocabili perchè hanno impedito il funzionamento di una legge dello Stato.
Una azienda ospedaliera ha il dovere di prevedere un pensionamento.
Come è stato possibile che vi fosse solo un medico non obiettore.
Non doveva accadere e chi non ha agito deve intanto essere mandato a casa.
Troppo facile parlare in generale.
La Politica nomina tutti i Dirigenti, non nascondiamoci dietro un dito.
La Politica deve rispondere dei suoi danni e del manuale Cancelli con cui distribuisce le poltrone senza fare nessun conto sulle capacità professionali.
Altro che affidare al privato convenzionato.
Succede già in Puglia dove il 70% delle IVG si fanno in clinica...sottraendo alle casse dello Stato e ai nostro stipendi 3.000.000 di Euro.
A questo io medico non obiettore NON CI STO.

PS. io mi aspetto la modifica dell'artcolo 9 della 194, ma le assicuro che basterebbe non assecondare le assunzioni politiche e imporre ( e i DG possono farlo perchè la scelta alla fine dipende da loro)  neoassunti alla luce del rispetto delle leggi dello Stato, basterebbe a non avere tanti figli di Maria quali ginecologi e anestesisti.
I Direttori di Struttura Complessa devono obbedire ai DG, quindi se un poco siete addentro ai meccanismi che producete dovreste saperlo.
I DG però li nominate voi e quindi pragmaticamente che si chieda alla Regione Lazio  di fare i passi che deve fare.

martedì 15 luglio 2014

PER UNA LEGGE DI RIEQUILIBRIO PROPOSTA SULLA 194 (Politicamp 2014)


PER UNA LEGGE DI RIEQUILIBRIO
PROPOSTA SULLA 194 (Politcamp 2014)
La legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza è una legge efficace, che ha consentito dagli anni Ottanta a oggi una riduzione complessiva del 54 per cento delle Ivg: 105.968 interventi nel 2012 contro i 232.801 nel 1984.
Ciononostante la legge 194 oggi è sostanzialmente inapplicata a causa delle altissime percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico (ginecologi, anestesisti, personale di sala): un’obiezione media del
70 per cento, con punte fino al 90 per cento in Campania e oltre l’80 per cento in Lazio, Molise, Sicilia, Veneto e Puglia, e interi ospedali che non garantiscono il servizio (obiezione di struttura).
Anche l’attività dei Consultori si è fortemente ridotta: diminuisce il numero (per esempio, in Lombardia si è passati dai 335 Consultori del 1997 agli attuali 216) e viene depotenziata la loro capacità di azione.
Il 16/5/2014 una delibera della regione Lazio ha ribadito i compiti dei Consultori chiarendo che tutti i medici, obiettori e non obiettori, devono garantire le funzioni di:
1. prevenzione delle gravidanze indesiderate
2. certificazione dello stato di gravidanza e eventuale volontà alla interruzione.
3. prescrizione contraccettivi
4. prescrizione della RU486, la cosiddetta pillola abortiva.
Il diritto di obiezione può cioè essere esercitato solo per quello che riguarda l’atto tecnico dell’interruzione di gravidanza.
A questi attacchi all’applicazione della legge e ai consultori si accompagna una vivace ripresa di iniziativa del Movimento per la Vita, in Italia e in Europa, oltre al proliferare dei cimiteri dei non-nati, con cerimonie di sepoltura dei prodotti abortivi. E’ bene ricordare che il diritto di seppellire i feti di qualunque età gestazionale è già garantito da un decreto presidenziale del 1990. Non vi è quindi alcuna necessità, se non ideologica e propagandistica, di istituire cimiteri dedicati.
Tornando all’obiezione di coscienza che impedisce l’applicazione della 194 in molte aree del territorio nazionale: a questa obiezione massiccia consegue
1. un ritorno all’aborto clandestino
Il Ministero della Sanità stima intorno 40.000 casi le interruzioni clandestine, stima in difetto perché nelle ostetricie è in costante aumento il numero degli “aborti spontanei”, che non riguardano solo i sottoscala delle Chinatown. Nei nostri Tribunali sono aperti 188 procedimenti penali per violazione della legge 194. Dei 150 mila aborti spontanei verificatisi nel 2011, almeno un terzo –secondo lo stesso Ministero per la Salute- è attribuibile al “fai da te”, aborti non completi eseguiti in cliniche fuorilegge o provocati con farmaci reperibili sul Web o in farmacie compiacenti
2. turismo Abortivo: fenomeno che colpisce particolarmente il Veneto con migrazioni in Emilia Romagna dove la legge funziona meglio, il Lazio con migrazioni in Toscana, e così via
3. incremento del business dell’aborto:
per esempio, delle 3776 IVG effettuate nell’ASL di Bari nel 2011, 2606, ovvero il 70%, sono state praticate in case di cura convenzionate, 1170 (il 30 per cento) negli ospedali pubblici. Il DRG per IVG ammonta a una cifra tra i 1100 e 1600 Euro. Questo significa 3.000.0000 di euro nelle casse del privato (privato in cui l’obiezione è poco significativa).
E’ legittimo un diritto di obiezione per i dipendenti di strutture pubbliche, che nei fatti rifiutano di applicare una legge dello Stato?
L’obiezione di coscienza è un diritto garantito dall’articolo 9 della legge 194, che è una legge a rilevanza Costituzionale. E’ garantito anche dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, laddove sancisce che “gli stati membri sono tenuti a organizzare i loro servizi sanitari in modo da assicurare l'esercizio effettivo della libertà di coscienza dei professionisti della salute”.
Tuttavia, se il diritto alla obiezione deve essere garantito, la Corte di Strasburgo afferma che ciò non deve impedire ai pazienti di accedere a servizi a cui hanno legalmente diritto (sentenza della Corte del 26.5.2011). L’Europa quindi sostiene la necessità che lo Stato preveda l’obiezione a condizione che non ostacoli l’erogazione del servizio.
L’8.03.2014 il Consiglio d’Europa ha condannato L’Italia “a causa dell’elevato numero degli obiettori di coscienza. L’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla 194 del 1978 intendono interrompere la gravidanza.
Come si spiega un’obiezione così massiccia?
1. ragioni di carriera: spesso la scelta di non obiettare comporta che lo specializzando si ponga contro il suo Direttore di Cattedra, e questo finisce per ostacolare il suo percorso professionale
2. eccessivi carichi di lavoro, economicamente e professionalmente non remunerativi
3. sindrome del burnout: da non obiettore si diventa obiettore per stanchezza e per le difficoltà connesse a un lavoro che ti pone costantemente di fronte a questioni etiche. Burnout non dissimile a quello che affligge medici e personale sanitario dei Pronto Soccorso, delle Terapie del Dolore e Cure Palliative,della Rianimazione, ecc. Chi fa IVG per anni, senza rotazione a causa dell’esiguo numero di non obiettori, spesso è tentato di gettare la spugna
4. motivazioni religiose
a questo riguardo, due osservazioni:
1. Il credo dei Testimoni di Geova proibisce le trasfusioni di sangue. Coerentemente nessun Testimone di Geova sceglie specializzazioni come Anestesiologia o Ematologia, la cui pratica porrebbe costanti conflitti etici.
Analogamente chi sceglie ginecologia dovrebbe sapere bene che tra i suoi compiti ci sono anche quelli previsti dalla legge 194 in ogni sua parte: dalla prescrizione di contraccettivi a quella del del Levonogestrel e della RU 486, all’interruzione chirurgica di una gravidanza non desiderata all’aborto terapeutico. Perché scegliere questa specialità se ragioni etiche impediscono di accettare una cospicua parte del proprio lavoro, “scaricandolo” sui colleghi?
2. gli obiettori di coscienza effettuano normalmente sia la villocentesi che l’amniocentesi. In tutto il Territorio Italiano è possibile effettuare entrambe le procedure diagnostiche in strutture pubbliche, private convenzionate laiche e confessionali (come il San Raffaele a Milano). Ma amniocentesi e villocentesi si effettuano per una diagnosi prenatale, cioè permettono di analizzare il numero e la forma dei cromosomi del feto, di accertare se il feto è affetto da malattia cromosomica come la Trisomia 21 (Sindrome di Down), se vi è rischio di Talassemia o di Fibrosi Cistica.
Questi esami diagnostici sono la “conditio sine qua non” dell’aborto terapeutico.
Eppure gli operatori sono gran parte medici obiettori.
Le procedure vengono effettuate anche in strutture private convenzionate confessionali dove si pratica obiezione di struttura. La problematica è nota ma tollerata dagli organi competenti.
Proposta politica
Il diritto all’obiezione di coscienza non può essere negato. Inutile quindi avventurarsi per questa strada. Questo diritto è garantito dall’art 3 della nostra Costituzione, dall’articolo 9 della 194 e dall’Europa.
Nemmeno la mobilità del personale, recentemente proposta da alcuni senatori del PD, Scelta Civica, M5S, può essere la soluzione.
I medici non obiettori sono pochissimi. Costringerli alla mobilità su più strutture significherebbe “condannarli” a eseguire esclusivamente aborti, negando il resto della loro professionalità.
Molte regioni italiane risolvono il problema chiamando medici non obiettori “a gettone” per garantire l’applicazione della legge, e retribuendoli in modo cospicuo: ma non si possono fare soldi sulla pelle delle donne, in un’inaccettabile logica mercenaria.
La soluzione che proponiamo è un’altra:
Ogni reparto di ostetricia deve prevedere il 50 per cento di medici non obiettori, con presenza H24 di un’équipe che garantisca l’intera applicazione della legge 194, dalla prescrizione della pillola del giorno dopo all’aborto terapeutico, e consenta così la rotazione del personale medico e paramedico.
Una sentenza del TAR PUGLIA (14/09/2010, n. 3477, sez. II) afferma che
“ è possibile predisporre per il futuro bandi finalizzati alla pubblicazione dei turni vacanti per i singoli Consultori ed Ospedali che prevedano una riserva di posti del 50% per medici specialisti che non abbiano prestato obiezione di coscienza e al tempo stesso una riserva di posti del restante 50% per medici specialisti obiettori”.
Opzione equa, ragionevole e praticabile che non si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione e consentirebbe la piena applicazione della legge 194.(Avv.Filomena Gallo)
Il TAR dell’Emilia Romagna chiarisce inoltre un importante aspetto legato all’obiezione di coscienza:
(sez. Parma, 13 dicembre 1982, n. 289, in Foro amm. 1983, 735 ss). Si precisa infatti che “la clausola che condiziona l'assunzione di un sanitario alla non presentazione dell'obiezione di coscienza ai sensi dell'art. 9 risponde all'esigenza di consentire l'effettuazione del servizio pubblico per il quale il dipendente è assunto, secondo una prospettiva non estranea alle intenzioni del legislatore del 1978”.
(proposta illustrata da Mercedes Lanzilotta)

venerdì 16 maggio 2014

Il Giudice interviene sulla "cura" stamina ma non sulla 194



La Regione Lombardia ha rivolto a tutti i medici anestesisti una richiesta di disponibilità  per effettuare turni all'Ospedale di  Brescia, affinchè i malati  in lista di attesa possano ricevere i trattamenti previsti dai protocolli del metodo Stamina.
I colleghi dell'Ospedale di Brescia si sono rifutati tutti, da qui l'intervento della Magistratura che obbliga la Struttura a garantire le "cure".
Il metodo Stamina è contestato a livello internazionale, tanto che l'associazione Luca Coscione ha indetto un appello perchè vengano  rese note tutte le pubblicazioni scientifiche internazionali sul Metodo Stamina e si fermi  "l'abuso immorale di tragiche sofferenze umane sotto forma di atti eversivi per ricattare le Istituzioni".

Che strana Italia, che strana Magistratura, che Strana amministrazione governa la Lombardia.

Esiste una legge dello Stato, la 194 svuotata con punte del 90% dalla obiezione di coscienza dei medici.
Nella sola Lombardia 12 strutture Ospedaliere oppongono obiezione di struttura e a nessun giudice è mai venuto in mente di ricorrere a una Sentenza che ne obblighi l'ottemperanza lì dove lo Stato è assente. 
Veramente uno strano paese quello in cui viviamo.

lunedì 28 aprile 2014

Turnistica medici: obiezione non lecita.



Bene è accaduto quanto nella logica sta.
Il Direttore Sanitario dell'Ospedale  San Martino ha denunciato alla Magistratura  il Dr.Felis, obiettore, per interruzione di pubblico servizio.
Il Collega si era rifiutato, alcuni giorni fa, di eseguire una ecografia ad una paziente usufruitrice della 194.
Ora bisogna attendere quale risposta darà il magistrato.
Ancora una volta spetterà ai giudici di occuparsi, dare indicazioni lì dove la politica  è  incapace di assumere decisioni forti.
Lo svuotamento della 194 lo denunciamo da tempo.
L' Obiezione di coscienza, negli ospedali dello Stato, è alla resa dei conti, perchè l'estremismo, la non cura, il non rispetto delle donne induce  persino alla Obiezione di Struttura.
Diciamolo forte: sono  FUORILEGGE quegli Ospedali con reparti di ginecologia e ostetricia, prendono soldi dal SSN e non consentono l'applicazione della 194.
Il Niguarda per es. dovrà ricorrere a medici gettonisti, che nel "tempo libero" si guadagneranno  un gettone di 60 Euro l'ora ( tanto è quanto stabilisce il contratto dei medici) sul corpo delle donne.
Una vergogna nella vergogna.
Non è il solo Ospedale.
Il problema è ancor più complesso perchè, anche lì dove ci sono  medici non obiettori,  si evidenziano problematiche di gestione come a  Genova o a Roma. 
Il collega Dr. Felis è obiettore, quindi un Medico limitato nella sua funzione in un Ospedale pubblico,  pagato al 100% e integrato nella turnistica come tutti.
Lui, come tutti gli obiettori,  è inconciliabile con il lavoro richiesto. Questo finalmente viene macroscopicamente fuori da quanto sta accadendo in molti ospedali.
E' evidente che al sabato e alla domenica non può essere di turno perchè la sua obiezione rende inapplicabile una legge dello Stato.
I Reparti devono necesariamente avere una turnistica con medici non obiettori per garantire la 194 H24 : non solo durante la settimana lavorativa ma anche il fine settimana.
Questo vuol dire rivedere la geografia di tutte le Ginecologie e Ostetricie italiane.
Questo vuol dire rivedere l'articolo 9 della 194.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/04/27/AQhfVsdC-denuncia_obiettore_rifiutato.shtml

martedì 12 novembre 2013

Il Labirinto - Appunti per un percorso nudo. La 194 al SUD.



 Abortire in una città del Sud, il percorso di Emma.
                                                             


Sono una giovane donna di 28 anni, ed un giovanissimo medico in formazione, e come tale non posso non interrogarmi sull’obiezione di coscienza. In questo percorso di vita e professionale, mi è capitato di trovarmi, a proposito di Legge 194, “dall’altre parte”, senza camice: i primi di agosto 2013 mi sono sottoposta ad una interruzione di gravidanza, ed ho scelto la RU486.
Dopo non poche tribolazioni.
Inutile dire che a 28 anni un figlio ci pensi a tenerlo, e molto concretamente.
I motivi che hanno portato me e il mio compagno a questa scelta sono molti, ma per quanto questa scelta sia stata ponderata, anche drammaticamente vissuta da parte di entrambi, ciò che più ci ha feriti, ciò che più sta pesando nella elaborazione necessaria di questo evento, è stato il percorso, le vicende che abbiamo dovuto affrontare sul piano pratico. “e 'l modo ancor m'offende”, viene da dire.
Alcune considerazioni preliminari: io sono una donna in una posizione assolutamente privilegiata. Sono un medico, mi sto specializzando, cioè lavoro, in uno degli ospedali più grandi ed organizzati di ……., ho un compagno stabile e provengo da una famiglia benestante. Ovvero ho una buona base sociale, economica e culturale di provenienza. Tutte cose che sanciscono, appunto, il mio vantaggio. O quantomeno presunto tale.

Accertata la gravidanza, mi sono rivolta alla mia ginecologa: 35 anni, laurea e specializzazione nel mio stesso Ateneo, esperienza all’estero, rampante ed aggiornata, non mi ha sostenuta in questo percorso. Comunicatale la mia decisione di interrompere la gravidanza, mi ha detto di essere obiettrice e di non poter dunque in nessun modo, in coscienza, sostenermi in una decisione di questo genere. Soprattutto come donna, solo dopo come medico. Il nostro rapporto medico-paziente si è interrotto lì, come è facile immaginare.
Mi sono dunque ritrovata nella condizione di dovermi orientare da sola.
Ho lambito le sponde della Ginecologia ed Ostetricia del Policlinico ……….., dove mi sono resa conto che trovare un medico non obiettore è cosa complicata quanto cercare il famoso ago nel ben noto pagliaio: per giunta, i medici non obiettori vengono detti e presentati apertamente come "gli abortisti". Questo tanto per far cogliere l'atmosfera. Non ho indagato se tutti gli obiettori avessero ogni anno riconfermato il certificato d'obiezione, ma non credo di dover spiegare oltre il mio perplesso disappunto difronte ad una situazione del genere.
Mi rivolgo dunque contestualmente a due fronti: il Consultorio della mia Circoscrizione, e l'Ospedale ……….., centro di coordinamento per la regione………. per la 194.
Al Consultorio, dopo un’attesa di più di un’ora (sono arrivata alle 8 del mattino, come da cartello con orari di ricevimento) su una poltrona sfondata, accedo alla visita ginecologica, fortunatamente celere perché - per quel famoso vantaggio di cui sopra- avevo portato in visione due dosaggi bhcg ed ecografia con tutti i parametri fetali. La ginecologa dopo il colloquio mi invia in segreteria dove mi prendono un appuntamento con lo psicologo del centro. E a quel punto c’è stata una scena degna della migliore commedia all’italiana! Cito testualmente:"se poi lo psicologo non c'è, il colloquio lo fai con me." La Signora XX, è la segretaria del consultorio, dotata evidentemente di laurea in Psicologia presa per meriti sul campo. La solerte psicosegretaria, dopo una serie infinita di telefonate al centralino dell’Ospedale A , si prende i miei recapiti e, comprendendo la mia premura nel voler accorciare il più possibile i tempi, mi dice che sperava di riuscire a ricontattarmi in giornata per darmi un appuntamento; finalmente, nel pomeriggio, apprendo che ho un appuntamento per IVG all’Ospedale A il 13 agosto, ovvero allo scadere della 7 settimana. Di RU486, nemmeno a parlarne.
Fin qui, tutto sommato, psicologhe improvvisate a parte e qualche dettaglio sulla varia umanità che girava nel consultorio, tutto ancora accettabile.
Mi reco ……….: lo scenario è apocalittico.
Già il giorno precedente, raggiunto telefonicamente il centro di coordinamento, mi dicono di presentarmi molto presto:"Presto quanto?"-"Eh signorì, le 5, le 6...veda 'n po' lei...noi aprimo pe'le 7.30...". Bene. Alle 7 sono in ospedale. Trovo il padiglione di Ginecologia ed Ostetricia, entro ed un infermiere sorridente mi accoglie premuroso. Buon segno.
Gli dico che cerco il centro per le IVG.
Il sorriso sparisce:"Ah no, per quello deve uscire fuori e scendere giù". Senza sorriso e senza premura, stavolta.
E quello "scendere giù" ancora non avevo idea che fosse una sorta di discesa agli inferi.
Infatti sulla destra, c'è una scala di ferro che fa un angolo di 90' e ripidamente porta in un sottoscala all'aperto.
Muri rovinati, calcinacci, neanche una sedia, nemmeno un tetto dove ripararsi dal sole che comincia a farsi sentire anche lì sotto.
Sono le 7.00, siamo già una decina. Per lo più trentenni, italiane, slave, un paio di nordafricane.
Alle 7.30 siamo una trentina.
E' estate, non può piovere, ma tra un'ora a ..... l'asfalto sarà già rovente e l'aria irrespirabile. Penso che sono fortunata a non essere lì a dicembre, che invece piove fa freddo e l'asfalto non si asciuga mai.
Alle 8, finalmente, le infermiere aprono la porta in vetro e metallo: siamo tutte in fila dietro un gabbiotto, una dietro l'altra, attaccate, ed ognuna può ascoltare i racconti delle altre.
Le donne non italiane sono aumentate, e tra gli infermieri ci deve essere la falsa credenza che urlando al paziente di lingua straniera, questo possa subire una sorta di epifania linguistica e comprendere l'oscuro messaggio che si sta cercando di comunicare: ”MA TU HAI PORTATO DOCUMENTO? NO DOCUMENTO NO OPERAZIONE!! NO NO NO!".
Sono intervenuta due volte, in francese e in inglese, perché due ragazze erano in lacrime. Una delle due, marocchina, mi ha poi raccontato in uno straccio di intimità, che abortiva il figlio di una violenza non denunciata.
Finalmente è il mio turno, mi danno un quadrato di legno giallo con un numero scritto a penna e mi siedo con tutte le altre lì, nello stesso stanzone dove si sta in fila al gabbiotto.
Il colore del cartellino che ci viene consegnato ci identifica per diverso destino: c’è chi è in prima visita, chi si sottopone all'interruzione quel giorno stesso, chi è lì per la visita di controllo. Davanti a noi 4 stanze, sulla destra un corridoio che porta, ci sembra, al blocco operatorio.
Sedie rotte, sudiciume, muri sporchi, illuminazione scarsa, personale ovviamente adeguato a questo standard di ambiente lavorativo.
Mi chiamano da dietro una porta socchiusa. Entro e mi presento subito come una collega: si prendono copia degli esami ematochimici e dell’ecografia che avevo portato e scorrendo il calendario mi fissano direttamente l’appuntamento per l'interruzione chirurgica al 10 agosto. Ma devo tornare "dopodomani", per ripetere analisi ed ecografia e firmare le carte.
A quel punto, chiedo la RU486.
L'infermiera, dopo avermi detto che in quella struttura ospedaliera solo 3 medici su 31 non sono obiettori, mi dice che loro lì ne somministrano solo per 7 al mese (è mai possibile?!) e che per agosto sono già tutte occupate, forse però una ragazza rinuncia: “Torna dopodomani che ti faccio sapere".
Dopodomani torno e mi dicono che il posto non s'è liberato, però c'è una possibilità: il Dottor B.
All'Ospedale di ,,,,,,,. . A 130 km dalla mia città.
Sono sempre più stupefatta.
Su tutto il territorio di questa immensa area metropolitana, non c'è un ospedale in grado di fornire questo servizio, sancito per legge!!!
Devo andare a ……..!!
Sempre perché dotata di quella posizione di vantaggio di cui sopra (che in questo caso significa anche avere una macchina e un'amica con una casa a 90 km dall'ospedale, disposta ad ospitarmi per un paio di notti), telefono a quest’ultimo Ospedale dove, senza bisogno di presentarmi come medico, mi danno un appuntamento rapidissimo quella stessa settimana, e dove mi sono trovata benissimo, sia sotto il profilo professionale che sotto quello umano.
Questa mia esperienza mi fa ragionare su diversi aspetti, sia medici che sociali, o sociologici se preferisci. Riflessioni dolorose, in ogni caso. Ho l'impressione che si stia tornando indietro di anni su questi argomenti di civiltà, su questi ormai (speravo) assodati diritti umani. Di educazione sessuale nelle scuole nemmeno l'ombra, i consultori sono usati per nemmeno un terzo delle loro potenzialità, il bigottismo da un lato e la medicina difensiva dall'altra ci mettono davanti una situazione dove siamo sempre più lontani da quello medicina sociale che deve continuare a marciare, a mio parere, sotto l'egida della laicità, e del diritto alla salute, a favore del malato e al fianco dei colleghi, non contro o difendendosi da queste figure, una volta amiche ora solo degne di sospetto.
Ricevo e volentieri pubblico.
L'affossamento della 194 ha molti volti.
Emma è una mia amica, mi ha scritto poche ore fa e dato il consenso alla pubblicazione del suo percorso. Spero serva a ccomprendere quanto la 194 è sempre più fragile.

domenica 10 novembre 2013

Da domani forse obietterò anch'io

Da domani forse obietterò anch' io.

Dal 1995 lavoro in Lombardia e sono un’anestesista non obiettora. Prima lavoravo in Germania, era un Ospedale confessionale e nessuno mi pose la domanda di obiezione, non si facevano  interruzioni di gravidanza e basta. Poi all’Ospedale di Garbagnate: mi sono rimaste impresse le battutine dei miei colleghi obiettori su “Erode” rivolte a noi non obiettori. Ma ci passavo sopra. Sono sempre stata una militante assoluta.
La lotta per la 194 è stata una pietra miliare della mia vita politica e della generazione a cui appartengo. “Non si torna indietro”: articolo primo della mia militanza.
In tutti questi anni non mi è particolarmente pesata la non obiezione, perché ne ho sempre avvertito la necessità sociale, pur costringendomi a una parte del lavoro che non mi piace.

Le donne che si rivolgono alla 194 sono cambiate.
20 anni fa erano tantissime e quasi tutte italiane: studentesse universitarie, casalinghe disperate, situazioni amorose difficili, donne metropolitane al quarto figlio in 70 metri quadri, giovani coppie non ancora stabilizzate, concepimenti per rottura di condom, figli di violenza sessuale e incesti.
In questi anni le donne sono cambiate.
Spesso hanno 13-14 anni, arrivano accompagnate dai genitori o con la lettera di accompagnamento del giudice tutelare, ragazzine sperdute con lo sguardo già spento, con mamme premurose e ansiose che passino quelle ore. Sono donne straniere: moltissime musulmane con altissimo numero di interruzioni. Albanesi, marocchine, ecuadoriane, peruviane. Moltissime badanti. Anche donne rom: ma quelle c’erano anche negli anni 90, non sono cresciute in termini percentuali. Prostitute. Non rare le gravidanze frutto di violenza e negazione dell’amore.
Meno frequenti le italiane tra i 25 e 40 anni: a quella età i figli si vogliono e c’è una maggiore stabilità economica. Le donne italiane abortiscono spesso prima e dopo questa età, quando la precarietà economica le colpisce di più. Tante hanno perso il lavoro, tante raccontano situazioni disperate con il marito in cassa integrazione.

In questi 18 anni ho sempre lavorato con la certezza della necessità di quello che facevo, e del dovere di non obiettare, pur non piacendomi assolutamente farlo. Sapevo di avere con me tutto il movimento delle donne.
La recente delibera di Firenze mi ha fatto sbattere la faccia contro una realtà amara.
Le donne non sono più unite sulla necessità della difesa della 194 da tutti gli attacchi.
Molte pensano che chiedere a una donna se vuole dare sepoltura all’embrione che sta abortendo sia una cosa NORMALE. E che tra i cimiteri dei feti e la 194 non vi sia connessione.
Sarebbe quindi normale un medico che chiede alla donna se vuole fare il funerale al feto che sta abortendo. La giustificazione è quella del superamento del dolore!
Sembra un film dell’orrore: embrioni amati e rifiutati dalle donne, come le migliori Madri di  Nicky Saint Phalle, quelle grasse e colorate che dopo averli partoriti se li mangiano. E poi altri embrioni non amati, non riconosciuti e buttati nei rifiuti speciali. Embrioni di serie B, figli dell’amore malato.
A questo ci ha portato l’estremismo cattolico ed è da questo che ci dobbiamo difendere, da cui le donne si devono difendere. Vedo invece molte che difendono aprioristicamente i cimiteri dei mai nati: è quanto di più triste mi sia capitato nella storia della mia militanza civile.
Per 18 anni, care donne schierate e no, ho sostenuto concretamente la legge 194.
Ora cavatevela da voi.
Io ho dato.

domenica 2 giugno 2013

Obiezione di coscienza, Burnout del Medico Non Obiettore.


Obiettori di coscienza e  luoghi comuni.

Il recente articolo della Repubblica sulla 194 e la conseguente presa di posizione di molti politici lasciano perplessi gli operatori sanitari.
Quello che più colpisce  è la vaghezza e assenza di soluzioni, perchè vi sia una fruibilità omogenea, su tutto il territorio nazionale,senza toccare la libertà alla Obiezione.
Sotto accusa sono i medici,  ginecologhi e anestesisti,  per l'ottanta per cento obiettori, così come sotto accusa sono le strutture sanitarie convenzionate, pubbliche e private, che non rispettano la legge 194.
Nessuno comprende (e vuole comprendere) che la gran parte dei medici  obiettori,  è composta da persone  moralmente ineccepibili. Non vi è nella gran parte  malafede. 
Certamente esiste una piccola percentuale di   falsi obiettori, ma sono facilmente scopribili, basta prevedere  un gettone di presenza,  per sala operatoria in cui sono programmate IVG, di 500 euro ad operatore ...e vederli  come cani affamati avventarsi sul bel pezzo di carne.
Sarebbe interessante vedere se giuridicamente  è possibile buttare quet'esca per portarli allo scoperto, dopo di che denunciarli e procedere al licenziamento per lesi interessi  dell'azienda ospedaliera.
Non sono tantissimima, ma  ci sono e andrebbero scoperti e denunciati.

La ragione centrale della defezione è incentrata nella sostanza dell'atto medico che la 194 prevede.
Non è un atto medico preposto alla cura, ragione per cui ci siamo laureati e rende il nostro lavoro ogni giorno bellissimo.
Un medico ha in se una carica, anche di onnipotenza, ma è una carica di umanità.
Il medico ha la pretesa di guarire con la sua scienza una malattia, fare si che possa superare il dolore se non può più curare.
La 194 non cura, elimina un problema che ha 1000 interpretzioni, la 194 elimina "altro".
Elimina un divenire,mettiamola così.
Il medico non obiettore  compie, e diciamolo una volta per tutti, un lavoro "sporco"  che molti, avendo la  libertà di scegliere, non fanno, non vogliono fare e si rifiutano di fare.
Non giriamocelo tanto il problema, non sono tutti soldati del  Movimento per la Vita gli obiettori.
Io ho tanti colleghi di sinistra, obiettori, e non sono dei falsi.
Non è mica facile fare le interruzioni!
(Tecnicamente addormentare una donna in salute gravida per un anestesista èuna passeggiata, così la tecnica del ginecologo non è delle più raffinate e difficili!!!)
Perchè dunque farlo?
Io sono un medico non obiettore dal 1985,   non ho mai contato quante donne ho addormentato per consentire una Interruzione.
So solo che più passano gli anni e più questa non obiezione diventa pesante.
Quella sala e quel lavoro sono generatori di burnout.
Il burnout è stress, rifiuto , è vomito,nausea che ti viene al solo pensare di fare ancora lo stesso atto.
Il personale non obiettore è soggetto a questa grave sindrome che compromette la serenità del lavoro.
Siamo in pochi e conseguentemente sempre gli stessi.
La ragione per cui esiste solo il  20% dei medici non obiettori  si può articolare nelracconto di una mia collega ginecologa sulle sue motivazioni:
Da ragazzina abitava nella nostra strada una donna molto bella, amica di mia madre, forse aveva 35 anni allora.
Una mattina ci disse che andava in ospedale a fare dei controlli e non è più tornata.
Dopo anni mia madre raccontò che era morta di aborto, era morta su un tavolo di marmo ad opera di una mammana. Era morta di aborto clandestino.Non permettterò a nessun'altra mia vicina di morire così.
Questa, solo questa, è la preponderante ragione di quel 20%.
Nessuno di loro vuole che si ritorni all'aborto clandestino,  tutti consapevoli della necessità di questa legge e della sua capillare applicazione.
La 194  non si basa solo sulla interruzione ma su quell'opera importantissima fatta dai Consultori che è  la Prevenzione.
Dobbiamo dirlo forte, negli anni 90 200.000 erano le italiane che abortivano.
I dati che abbiamo del 2012 ci dicono che il numero degli aborti si è dimezzato e che la percentuale delle italiane si avvicina al 50% e, purtroppo, esiste il dato dell'altissima percentuale delle minorenni.

Come superare quindi  l'obiezione di coscienza?
Rispettandola, ma prevedere una Quota nei Concorsi pubblici  per  medici, ginecologi e anestesisti, riservata ai  NON OBIETTORI.
Il decadimento dell'incarico o del ruolo clausola contrattuale, nel caso siano in seguito presi da dubbi etici.
Non c'è altra soluzione!!!
Solo attraverso questo meccanismo di selezione a monte si risolve la attuazione omogenea della 194.
Non è possibile che la libertà di scelta sia affidata a coloro che hanno  il rispetto delle leggi dello stato e  la consapevolezza che impedire il funzionamento della legge, attraverso l'obiezione, porta alla tragedia della clandestinità.
Quel 20%  non è fatto da eroi e non è stato assunto quale esercito volontario  alla difesa dei diritti.
Quel 20% sta stretto a tutti:  alle donne, a essi stessi, allo Stato di Diritto.
Evitiamo di fare Demagogia e guardiamo in faccia la realtà.



lunedì 27 maggio 2013

"I Cimiterini e la 194"


Si è ripreso a parlare della 194! Gott sei Dank.
In questa strana  Italia è fenomeno difficile da comprendere la ciclicità delle emergenze mai risolte, e possiamolo dirlo forte, la 194 è una legge che vive in uno stato di emergenza attuativa da 35 anni.
Langue da sempre, dominata dalla  facile vincitrice, la Chiesa, che le consente con singhiozzi di funzionare malissimo.
Il problema della Obiezione oggi non è meno drammatico di 10 anni fa, ma esso viene affrontato dal mondo delle donne  come il grande problema!
Non è così perchè, per capire l'obiezione dell' 80% dei medici anestesisti e ginecologi, ma in questa percentuale si dimentica tutto il personale della sala operatori, bisogna comprendere tutto il mondo che gravita intorno alla  194.L'analisi non può prescindere dal contesto in cui lavoriamo!
La Politica è assente, la sinistra non ne  parla MAI, o quasi, perchè è una legge scomodissima e di difficile gestione pratica. Pensiamo  a quanti  politici nelle recenti campagne elettorali hanno parlato della 194 e su come modificarla perchè sia uniformemente fruibile.
Ad ogni dibattito ,sollevato il problema le risposte avevano il suono di :non svegliare il can che dorme!
Eppure in questi anni l'attacco ferale alla 194 l'hanno condotta trasversalmente in troppi e in  tanti luoghi, sotto il vergognoso silenzio di gran parte della stampa e con una sinistra non convinta e mai incisiva.
Sto parlando dei Cimiterini tanto cari alle maggioranze lombarde, ma non solo!
Dalla Firenze di Matteo Renzi a Caserta, Agrigento passando per Monopoli, troppi  Comuni hanno deliberato senza quasi opposizione: tutti bravi amministratori tronfi a parlare di diritto di sepoltura.

I Cimiterini rappresentano l'attacco più grande che si è fatto alla 194 e alle donne, colpendole nell'intimo assoluto!
Non esisteva e non esiste a riguardo nessun vuoto nella legislazione italiana eppure sono stati creati e  è di gran moda andare in Consiglio Comunale, riempirsi la bocca compiendo l'operazione più indegna, trasformando il prodotto abortivo in un problema di cui la società deve farsi carico.
Il dramma si è così ulteriormente amplificato  perchè abortire è nella realtà legislativa un crimine compiuto dalle donne.
Si, perchè pochi sanno che alla fruitrice delle 194, in Lombardia per esempio,viene chiesto, tra i vari consensi, anche quello per il funerale e , tenetevi forte, se se ne assume le spese.
Pensate quanto è buono l'ospedale!
La donna lo rifiuta? Ebbene l'Ente lo farà a suo carico.
E' un consenso informato in uso in tutta la Lombardia (Italia) e viene a fare parte della Cartella clinica.
Nessuna donna da l'assenso, alcune scrivono NO, gran parte lo rifiutano e  immaginate i volti, l'allontanamento del foglio in tutta la tragica gestualità al cospetto di quel medico, non obiettore, che è costretto a farselo firmare.
Da quel momento, il prodotto che verrà aspirato in sala operatoria appartiene ad altri:  è la premessa di una "cessione di proprietà".
L'embrione sotto la dodicesima settimana,  è divenuto così, finalmente per il Movimento per la vita, soggetto giuridico, la cui responsabilità passa dalla donne allo Stato che ne fa quello che vuole.
E non prendiamocela solo con Formigoni, la Moratti e CL, perchè a Firenze, Renzi per esempio , il suo Cimiterino l'ha bello e fatto.
(Per onestà di cronaca non mi risulta che la Regione Toscana faccia firmare il Consenso al Funerale alle fruitrici della 194, è una prerogativa  per ora della Lombardia).
Tutta la campagna elettorale per la candidatura a Renzi Premier non è stata mai scalfita da questo orrore, che da solo  rende il "bel giovine" invotabile e nemico delle donne.
Non ho visto, tra le tante entusiaste femministe renziane, una sola che lo abbia preso alla gola dicendogli che il suo atto deliberativo ha calpestato la nostra storia e una lotta di diritto.
I Cimiteri rappresentano, per chiunque voglia comprendere  perchè la 194 non funziona, l'inizio di un percorso,di troppi interessi, nebbie e assenza di laicità  di cui questa legge è intrisa.
L' autodeterminazione della donna  non è mai stata al centro della discussione.

Alla prossima puntata....Obiezione di coscienza !