Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
venerdì 17 aprile 2015
Una piccola grande storia di violenza su violenza
Forse è capitato a tutte noi, ma non ne parliamo mai.
Sempre con difficoltà le donne raccontano storie di maltrattamento, violenze subite, micro e macroscopiche. Il vissuto di ognuna di noi è colmo.
E' la storia delle donne e del loro vivere in un universo che ci vuole silenziose, remissive.
Talvolta dimentichiamo forti delle nostre apparenti libertà.
Certo negli ultimi 100 giorni sono morte 50 donne, una ogni due giorni in Italia, ma ci stiamo quasi abituando come fosse normale.
La violenza contro le donne nasce dal "banale" per manifestare tutta la sua progressione nel crescendo delle donne morte perché donne.
Io me lo ricordo bene un "signore" nei giardini comunali, in un pomeriggio d'estate, quando mi venne incontro con il suo pene fuori dalla patta, brandendolo perchè lo vedessi bene.
Ero poco più che adolescente, mi ricordo la sua faccia paonazza e la mia fuga.
Ieri in una cittadina da quelle parti lì della mia infanzia e inizio dell'età adulta, ma sono certa accade in troppi angoli del mondo, una ragazzina è stata palpeggiata e ha subito atti di libidine da un uomo nei pressi della stazione ferroviaria.
La ragazza non ha taciuto.
Lo ha raccontato su un gruppo di Facebook tipo "Sei di ... se...."
Non ha reagito come Mercedes adolescente che tacque, piena di vergogna come fosse stata colpa sua averlo incontrato,lei temeva poi che i genitori le potessero vietare di uscire.
( molto tempo fa gli adulti ci mettevano poco tempo ad emettere editti punitivi e
spesso immotivati )
Ieri quella ragazzina ha avuto il coraggio di raccontare e lanciare un allarme sul Network, un allarme semplice ma dettato dal terrore per l'accaduto "ragazze state attente perché oggi mi è successo questo".
Naturalmente i commenti sono stati molteplici, tanti ragionevolmente sono intervenuti invitando la ragazza a recarsi alla Stazione dei Carabinieri per attivarli.
Altri si sono espressi con impeto, pronti a organizzare ronde e chiedendo a gran voce l'identikit.
La ragazza risponde di non averlo visto bene, è scappata piena di orrore e paura e non lo saprebbe descrivere.
Questa mattina con sorpresa leggiamo un post di un concittadino che pubblica una delle tante porcate che girano nel Web con il commento:
"Trovato maniaco della stazione".
Sono foto oscene di un signore tedesco che si è siliconato il pene tanto da raggiungere considerevole e (aggiungerei) una improponibile dimensione anche per l'uso comune di tale organo.
Difficile comprendere come ad un maschio sano possa mai venire in mente di fare della ironia così becera e machista su un episodio di violenza sessuale.
Difficile comprendere come possa solo aver pensato si potesse scherzare.
Ancor più difficile è comprendere perchè non abbia subito cancellato quel post dopo le prime proteste e nemmeno gli sia passato in mente di chiedere scusa in primis a quella ragazzina e poi a
tutte le donne.
Difficile comprendere come una sola persona abbia potuto solidarizzare.
Tante donne ( avvocate, casalinghe, studentesse, lavoratrici) e alcuni uomini sono intervenuti ed espresso il loro sdegno.
La violenza contro le donne si nutre della banalizzazione, del poter persino giocare, sfottere, prendere in giro, perché come alcuni hanno scritto ...in fondo non è successo niente!
E se fosse successo a tua madre, tua sorella?
Qualcuno ha risposto " mi sarei fatto giustizia da solo"
La cultura patriarcale è l'humus della violenza di genere.
Nasce da qui, da queste affermazioni semplici che capiamo tutte e che ci fanno largamente comprendere quanta strada abbiamo da percorrere, partendo da un accaduto che non "merita" nemmeno un trafiletto tanto....
Le loro madri, sorelle,figlie tutte sante e intoccabili.
Le altre certamente isteriche e senza coraggio se non p...e.
Sintesi: violenza su violenza.
martedì 12 novembre 2013
Il Labirinto - Appunti per un percorso nudo. La 194 al SUD.
Abortire in una città del Sud, il percorso di Emma.
Sono una giovane donna di 28
anni, ed un giovanissimo medico in formazione, e come tale non posso non
interrogarmi sull’obiezione di coscienza. In questo percorso di vita e
professionale, mi è capitato di trovarmi, a proposito di Legge 194, “dall’altre
parte”, senza camice: i primi di agosto 2013 mi sono sottoposta ad una
interruzione di gravidanza, ed ho scelto la RU486.
Dopo non poche tribolazioni.
Inutile dire che a 28 anni un
figlio ci pensi a tenerlo, e molto concretamente.
I motivi che
hanno portato me e il mio compagno a questa scelta sono molti, ma per quanto
questa scelta sia stata ponderata, anche drammaticamente vissuta da parte di
entrambi, ciò che più ci ha feriti, ciò che più sta pesando nella elaborazione
necessaria di questo evento, è stato il percorso, le vicende che abbiamo dovuto
affrontare sul piano pratico. “e 'l modo ancor
m'offende”, viene da dire.
Alcune considerazioni
preliminari: io sono una donna in una posizione assolutamente privilegiata.
Sono un medico, mi sto specializzando, cioè lavoro, in uno degli ospedali più
grandi ed organizzati di ……., ho un compagno stabile e provengo da una famiglia
benestante. Ovvero ho una buona base sociale, economica e culturale di
provenienza. Tutte cose che sanciscono, appunto, il mio vantaggio. O quantomeno
presunto tale.
Accertata la gravidanza, mi
sono rivolta alla mia ginecologa: 35 anni, laurea e specializzazione nel mio
stesso Ateneo, esperienza all’estero, rampante ed aggiornata, non mi ha
sostenuta in questo percorso. Comunicatale la mia decisione di interrompere la
gravidanza, mi ha detto di essere obiettrice e di non poter dunque in nessun
modo, in coscienza, sostenermi in una decisione di questo genere. Soprattutto
come donna, solo dopo come medico. Il nostro rapporto medico-paziente si è
interrotto lì, come è facile immaginare.
Mi sono dunque ritrovata nella
condizione di dovermi orientare da sola.
Ho lambito le sponde della
Ginecologia ed Ostetricia del Policlinico ……….., dove mi sono resa conto che
trovare un medico non obiettore è cosa complicata quanto cercare il famoso ago
nel ben noto pagliaio: per giunta, i medici non obiettori vengono detti e
presentati apertamente come "gli abortisti". Questo tanto per far
cogliere l'atmosfera. Non ho indagato se tutti gli obiettori avessero ogni anno
riconfermato il certificato d'obiezione, ma non credo di dover spiegare oltre
il mio perplesso disappunto difronte ad una situazione del genere.
Mi rivolgo dunque
contestualmente a due fronti: il Consultorio della mia Circoscrizione, e
l'Ospedale ……….., centro di coordinamento per la regione………. per la 194.
Al Consultorio, dopo un’attesa
di più di un’ora (sono arrivata alle 8 del mattino, come da cartello con orari
di ricevimento) su una poltrona sfondata, accedo alla visita ginecologica,
fortunatamente celere perché - per quel famoso vantaggio di cui sopra- avevo
portato in visione due dosaggi bhcg ed ecografia con tutti i parametri fetali.
La ginecologa dopo il colloquio mi invia in segreteria dove mi prendono un
appuntamento con lo psicologo del centro. E a quel punto c’è stata una scena
degna della migliore commedia all’italiana! Cito testualmente:"se poi lo
psicologo non c'è, il colloquio lo fai con me." La Signora XX, è la
segretaria del consultorio, dotata evidentemente di laurea in Psicologia presa
per meriti sul campo. La solerte psicosegretaria, dopo una serie infinita di
telefonate al centralino dell’Ospedale A , si prende i miei recapiti e,
comprendendo la mia premura nel voler accorciare il più possibile i tempi, mi
dice che sperava di riuscire a ricontattarmi in giornata per darmi un
appuntamento; finalmente, nel pomeriggio, apprendo che ho un appuntamento per
IVG all’Ospedale A il 13 agosto, ovvero allo scadere della 7 settimana. Di
RU486, nemmeno a parlarne.
Fin qui, tutto sommato,
psicologhe improvvisate a parte e qualche dettaglio sulla varia umanità che
girava nel consultorio, tutto ancora accettabile.
Mi reco ……….: lo scenario è
apocalittico.
Già il giorno precedente,
raggiunto telefonicamente il centro di coordinamento, mi dicono di presentarmi
molto presto:"Presto quanto?"-"Eh signorì, le 5, le 6...veda 'n
po' lei...noi aprimo pe'le 7.30...". Bene. Alle 7 sono in ospedale. Trovo
il padiglione di Ginecologia ed Ostetricia, entro ed un infermiere sorridente
mi accoglie premuroso. Buon segno.
Gli dico che cerco il centro
per le IVG.
Il sorriso sparisce:"Ah
no, per quello deve uscire fuori e scendere giù". Senza sorriso e senza
premura, stavolta.
E quello "scendere
giù" ancora non avevo idea che fosse una sorta di discesa agli inferi.
Infatti sulla destra, c'è una
scala di ferro che fa un angolo di 90' e ripidamente porta in un sottoscala
all'aperto.
Muri rovinati, calcinacci,
neanche una sedia, nemmeno un tetto dove ripararsi dal sole che comincia a
farsi sentire anche lì sotto.
Sono le 7.00, siamo già una
decina. Per lo più trentenni, italiane, slave, un paio di nordafricane.
Alle 7.30 siamo una trentina.
E' estate, non può piovere, ma
tra un'ora a ..... l'asfalto sarà già rovente e l'aria irrespirabile. Penso che
sono fortunata a non essere lì a dicembre, che invece piove fa freddo e
l'asfalto non si asciuga mai.
Alle 8, finalmente, le
infermiere aprono la porta in vetro e metallo: siamo tutte in fila dietro un
gabbiotto, una dietro l'altra, attaccate, ed ognuna può ascoltare i racconti
delle altre.
Le donne non italiane sono
aumentate, e tra gli infermieri ci deve essere la falsa credenza che urlando al
paziente di lingua straniera, questo possa subire una sorta di epifania
linguistica e comprendere l'oscuro messaggio che si sta cercando di comunicare:
”MA TU HAI PORTATO DOCUMENTO? NO DOCUMENTO NO OPERAZIONE!! NO NO NO!".
Sono intervenuta due volte, in
francese e in inglese, perché due ragazze erano in lacrime. Una delle due,
marocchina, mi ha poi raccontato in uno straccio di intimità, che abortiva il
figlio di una violenza non denunciata.
Finalmente è il mio turno, mi
danno un quadrato di legno giallo con un numero scritto a penna e mi siedo con
tutte le altre lì, nello stesso stanzone dove si sta in fila al gabbiotto.
Il colore del cartellino che ci
viene consegnato ci identifica per diverso destino: c’è chi è in prima visita,
chi si sottopone all'interruzione quel giorno stesso, chi è lì per la visita di
controllo. Davanti a noi 4 stanze, sulla destra un corridoio che porta, ci
sembra, al blocco operatorio.
Sedie rotte, sudiciume, muri
sporchi, illuminazione scarsa, personale ovviamente adeguato a questo standard
di ambiente lavorativo.
Mi chiamano da dietro una porta
socchiusa. Entro e mi presento subito come una collega: si prendono copia degli
esami ematochimici e dell’ecografia che avevo portato e scorrendo il calendario
mi fissano direttamente l’appuntamento per l'interruzione chirurgica al 10
agosto. Ma devo tornare "dopodomani", per ripetere analisi ed
ecografia e firmare le carte.
A quel punto, chiedo la RU486.
L'infermiera, dopo avermi detto
che in quella struttura ospedaliera solo 3 medici su 31 non sono obiettori, mi
dice che loro lì ne somministrano solo per 7 al mese (è mai possibile?!) e che
per agosto sono già tutte occupate, forse però una ragazza rinuncia: “Torna
dopodomani che ti faccio sapere".
Dopodomani torno e mi dicono
che il posto non s'è liberato, però c'è una possibilità: il Dottor B.
All'Ospedale di ,,,,,,,. . A
130 km dalla mia città.
Sono sempre più stupefatta.
Su tutto il territorio di
questa immensa area metropolitana, non c'è un ospedale in grado di fornire
questo servizio, sancito per legge!!!
Devo andare a ……..!!
Sempre perché dotata di quella
posizione di vantaggio di cui sopra (che in questo caso significa anche avere
una macchina e un'amica con una casa a 90 km dall'ospedale, disposta ad
ospitarmi per un paio di notti), telefono a quest’ultimo Ospedale dove, senza
bisogno di presentarmi come medico, mi danno un appuntamento rapidissimo quella
stessa settimana, e dove mi sono trovata benissimo, sia sotto il profilo
professionale che sotto quello umano.
Questa mia
esperienza mi fa ragionare su diversi aspetti, sia medici che sociali, o
sociologici se preferisci. Riflessioni dolorose, in ogni caso. Ho l'impressione
che si stia tornando indietro di anni su questi argomenti di civiltà, su questi
ormai (speravo) assodati diritti umani. Di educazione sessuale nelle scuole
nemmeno l'ombra, i consultori sono usati per nemmeno un terzo delle loro
potenzialità, il bigottismo da un lato e la medicina difensiva dall'altra ci
mettono davanti una situazione dove siamo sempre più lontani da quello medicina
sociale che deve continuare a marciare, a mio parere, sotto l'egida della
laicità, e del diritto alla salute, a favore del malato e al fianco dei
colleghi, non contro o difendendosi da queste figure, una volta amiche ora solo
degne di sospetto.
Ricevo e volentieri pubblico.
L'affossamento della 194 ha molti volti.
Emma è una mia amica, mi ha scritto poche ore fa e dato il consenso alla pubblicazione del suo percorso. Spero serva a ccomprendere quanto la 194 è sempre più fragile.
Ricevo e volentieri pubblico.
L'affossamento della 194 ha molti volti.
Emma è una mia amica, mi ha scritto poche ore fa e dato il consenso alla pubblicazione del suo percorso. Spero serva a ccomprendere quanto la 194 è sempre più fragile.
domenica 2 dicembre 2012
Chi sono
1973 iscrizione alla FGCI.
Il 1974 l’anno della bellissima battaglia referendaria del Divorzio.
Ci spendemmo in una grande mobilitazione, fu una grande vittoria dell’Italia. A Castellana le resistenze erano, trasversalmente, molto forti. Per tutta la campagna elettorale incontrammo enormi difficoltà a spiegare quanto la nostra fosse una battaglia di civiltà. Alla fine, comunque, la battaglia fu vinta a livello nazionale. Per questo noi a Castellana eravamo contenti lo
Dal 1975 al 1980 sono stata Consigliere Comunale per il PCI al Comune di Castellana Grotte. Opposizione.
Il 1974 l’anno della bellissima battaglia referendaria del Divorzio.
Ci spendemmo in una grande mobilitazione, fu una grande vittoria dell’Italia. A Castellana le resistenze erano, trasversalmente, molto forti. Per tutta la campagna elettorale incontrammo enormi difficoltà a spiegare quanto la nostra fosse una battaglia di civiltà. Alla fine, comunque, la battaglia fu vinta a livello nazionale. Per questo noi a Castellana eravamo contenti lo
Dal 1975 al 1980 sono stata Consigliere Comunale per il PCI al Comune di Castellana Grotte. Opposizione.
Ed io non volevo lavorare gratis.
Intanto proseguivano i miei studi, sino alla laurea in medicina e Chirurgia e la decisione di emigrare in Germania Federale. In Italia la Specializzazione significava dover dipendere economicamente ancora 4 anni dalla famiglia … In Germania invece, come in gran parte dei paesi europei, la specializzazione si conseguiva in ospedali di rilevanza regionale e lo specializzando veniva onorevolmente pagato. Ed io non volevo lavorare gratis.
Dal 1995 vivo a Milano e lavoro a Busto Arsizio. Sono un medico anestesista non obiettore! Il mio impegno civile non è mai venuto meno.
Faccio parte di quella esigua minoranza di medici italiani che rendono possibile il non affossamento della 194. Questo è un impegno difficile da mantenere per molti aspetti, professionali e privati. Non è una parte del lavoro che mi entusiasma. E’ una scelta dalla parte delle donne!
La mia è una affermazione di un diritto contro una casta che ,per poche lire, ha sempre tollerato l’illegalità.
Attenta alla volontà del paziente.
Sono un Terapista del Dolore: il mio motto è CONTRO IL DOLORE SEMPRE! Questo vuol dire continuità nel mio lavoro della attestazione dei diritti dei pazienti al centro della mia vita professionale: dalla parto analgesia al dolore oncologico. Sono un Anestesista Rianimatore attenta alla volontà del paziente: non ho mai chiamato un giudice per infondere sangue ad un testimone di Geova, non ho mai infierito con l’accanimento terapeutico su un paziente in fine vita. Credo e lotto strenuamente per l’approvazione del testamento Biologico e la sua osservazione da parte dei medici e famigliari.
I DIRITTI CIVILI una costante della mia vita
La battaglia per l’affermazione dei diritti civili è una costante della mia vita: credo che sia tempo che l'Italia riconosca i diritti di tutti e si adegui alle direttive della Comunità europea.
Jorge Amado, il grande scrittore brasiliano diceva: “sono comunista, grazie a Dio”. A me piace dire la stessa cosa. Non lo so quanto questa definizione sia ancora attuale. Posso dire però che nella mia vita sono sempre stata dalla parte dei deboli. Certo talvolta mi sono ritrovata ad essere più Giovanna D’Arco che Madre Teresa di Calcutta, ma credo di essere sempre stata un punto di riferimento per chi ha subito un torto, per chi è oggetto di mobbing sul lavoro, per chi ha necessità di conforto morale e materiale.
Ho partecipato come Candidato Sindaco di Castellana 2.1, una lista civica di persone perbene, alle Amministrative di Castellana Grotte Bari, raccogliendo il 5.9% dei consensi, 789 voti.
Una Candidatura nata dal rifiuto del PD,SEL e Socialisti di fare le primarie a Castellana.
Il progetto caparbio, di rappresentare una città che non ci sta, era nato dal coraggio di due donne Agata Giannadera e Annamaria Greco.
Ho ripreso da un anno la mia militanza civile attiva,non più come singola e brontolona cittadina, ma insieme a dei meravigliosi ragazzi di Castellana a cui dedico questo Blog.
Ho partecipato come Candidato Sindaco di Castellana 2.1, una lista civica di persone perbene, alle Amministrative di Castellana Grotte Bari, raccogliendo il 5.9% dei consensi, 789 voti.
Una Candidatura nata dal rifiuto del PD,SEL e Socialisti di fare le primarie a Castellana.
Il progetto caparbio, di rappresentare una città che non ci sta, era nato dal coraggio di due donne Agata Giannadera e Annamaria Greco.
Ho ripreso da un anno la mia militanza civile attiva,non più come singola e brontolona cittadina, ma insieme a dei meravigliosi ragazzi di Castellana a cui dedico questo Blog.
Per le Primarie del Cenrosinistra ancora una battaglia a fianco delle donne per una donna:
ho sotenuto e sosterrò Laura Puppato, ne sono molto orgogliosa.
In chiusura amo gli animali …. e il mio gatto Gorby in particolare.
ho sotenuto e sosterrò Laura Puppato, ne sono molto orgogliosa.
In chiusura amo gli animali …. e il mio gatto Gorby in particolare.
Le mie esperienze lavorative.
- dal 21.11.2007 ad oggi Dirigente di Struttura Semplice della Unità Operativa di “Terapia del Dolore”, afferente alla Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione Terapia del dolore Presidio di Busto Arsizio
- dal 25.05.2001 ad 30.11.2007 Dirigente Medico Anestesia e Rianimazione Rapporto esclusivo >15 anni presso l’azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo Busto Arsizio Italia.
- 07.12.2000-24.05.2001 Aiuto a tempo pieno Clinica Beato Matteo Vigevano Pavia, Italia
- 23.02.1995- 06.12.2000 Aiuto Corresponsabile Ospedaliero Servizio Anestesia Rianimazione con rapporto di lavoro a tempo pieno Azienda Ospedaliera G. Salvini Presidio di Garbagnate Milanese.
- 01.07.1991- 22.02.1995 Assistente Medico presso il Servizio di Anestesia -Rianimazione Ospedale Sankt Josef Krankenhau Regensburg , Germania Federale.
- 01.09.1986-30.06.1991 Assistente Medico presso il Servizio di Anestesia- Rianimazione Ospedale Accademico Santa Elisabetta , Straubing , Germania Federale.
Etichette:
194,
aborto clandestino,
burnout,
Castellana Grotte,
donne,
impatto ambientale,
mammane,
Mercedes Lanzilotta,
obiezione di coscienza,
politica,
ricaduta economica Puglia
Iscriviti a:
Post (Atom)





