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martedì 4 marzo 2014

Gli ulivi di Puglia e D'Alema



Io vengo dal Sud Est barese.
Castellana Grotte è il mio paese.
La sua campagna è tra i giardini più belli del mondo.
Tutti  conoscono Castellana per le sue meravigliose Grotte, ma pochi sanno della magnificenza, della serenità di ulivi secolari presenti ovunque.
A far compagnia a tanta quiete  ciliegi, mandorli, qualche noce e una varietà di alberi mediterranei come i fichi, i corbezzoli, azzeruoli, carrubi, fichi e cotogni.
La terra è rossa, carica di ferro.
I nostri genitori, i contadini la coltivano e curano come fosse un immenso giardino, e lo è.
Ieri sera a Piazza Pulita l'orrido D'Alema, tronfio di aver comprato un ulivo per 1500 euro, ha offeso tutta la Puglia.
La compravendita degli ulivi è un commercio poco nobile e molte volte malavitoso.
Dovrebbe esserne a conoscenza.
Estirpare un ulivo secolare è un delitto.
Il suo non ha centinaia di anni ma diverse decine. Vergognoso averlo comperato, inqualificabile essersene vantato (parvenu senza anima e coscienza).
 Molti ulivi muoiono dopo essere stati trasportati al Nord o in terreni non adatti. il Lazio non ha la terra buona per un ulivo murgese o salentino o umbro. Non gli appartiene.
In Puglia estirpare un ulivo è vietato, fatta eccezione per quei rari permessi che vengono rilasciati. Si pagano sanzioni altissime se scoperti. 
Provate però ad atterrare a Bari e vedrete  quanta plastica ricopre la nostra terra.
Una volta erano  bellissimi uliveti.
Il guadagno facile ha portato ad estirparli e  piantare vigne in periodi di gran guadagni. Sotto la plastica oggi  vi è spesso degrado e abbandono.
Il mercato dell'uva non è più redditizio come una volta.

Credo di non aver mai provato tanto disgusto verso quest'uomo in un solo secondo quanto ieri sera.
E D'Alema mi disgusta da 35 anni, minimo.

domenica 25 agosto 2013

Gasdotto Transadriatico, un progetto di cui sappiamo pochissimo.


Risolto il mistero dei voli di elicotteri gialli, con questi strani strumenti rossi, voleggianti su Castellana Grotte e paesi limitrofi venerdì scorso. A Monopoli si sono uditi boati come da scosse tellugiche.
Trattasi di mezzi  Helica, utilizzati per misurare parametri come il  magnetometro e lo spettrometrometro gamma-ray (AGS). Il rilievo magnetico mappa la variazione tridimensionale nel terreno della conducibilità indotta da minerali, inquinanti, contenuto d'acqua, salinità e da vari altri fattori.
In concreto: nulla che sia prevenzione e diritto alla Salute!
Le illusioni del primo momento svanite.
Sembra che  a Melendugno (Lecce) zona santa Foca , è in progettazione il terminal del nuovo gasdotto proveniente dall'Azeirbagian. Politicamente significa: essere meno schiavi di Putin e sostenere l'ambizioso progetto tedesco sui gasificatori e sulle navi criogeniche.
Ad oggi  non esiste niente di meglio del natural gas, le energie alternative possono essere un supporto, ma pale e  pannelli solari sono gocce nel mare del fabbisogno energetico.

I boati avvertiti a Monopoli provocati  per conoscere meglio la tettonica dei luogi, cioè la misura della condu
cibilità elettrica del terreno, comprendere le precipitazioni di fulmini e la propagazione degli stessi sul terreno.
Stanno sondando il terreno, sembra che dall'
Azeirbagian passerà per un breve tratto dai  Balcani, a seguire Puglia per poi seguire una traiettoria non chiara.
Mi viene sugggerito di tenere aperto questo BLOG per segnalazioni sulle attività di ricognizione del territorio e capire meglio lo sviluppo del progetto.
Impatto ambientale e ricadute economiche sulla Puglia sono di primario interesse.
Nulla sappiamo.
Va seguito e monitorizzato ogni passo.
Vi segnalo il Link del Progetto Gasdotto transadriatico: http://www.conoscitap.it/
Chiedete,ponete domande alla società che lo progetta.
Abbiamo il dovere di capire, non lasciamo tutto ai mezzi di informazione classici.

sabato 27 luglio 2013

La Dr.ssa Digeronimo va a Roma! ed io non capisco un paio di cose...









La Dr.ssa Desirèe  Digeronimo, Magistrato in forza alla Procura di Bari, scrive una lettera "interessante" e la pubblica su Facebook.
Il  CSM ha  accettato la sua domanda di trasferimento ( non proprio volontario) alla procura di Roma.Trasferimento legato alle note vicende incentrate sulla posizone di Niki Vendola in un processo.

Delle domande sorgono spontanee:
1- da quando in qua Facebook ( mezzo scelto dalla magistrata) è strumento per parlare delle cose di lavoro ?
E' come se un medico si mettesse a parlare dei  dei pazienti, terapie, delle sue posizioni personali, dei disagi all'interno dell'Ospedale, facendone  campagna mediatica.
Ancor meglio: è come se tutti avessimo la liceità di raccontare il tutto che riteniamo senza barriere, per difenderci,  entrando nel merito di decisioni a cui non ci è chiesto  un giustificativo per mille ragioni , tra cui : a- dovere disciplinare,(ammesso che si sia subito un torto) b- etica del lavoro.
Ogni Dirigente deve sapere quali sono le sedi opportune.Si presume.
La professionalità di un Dirigente non ha tra le sue fondamenta quella non metttersi alla pari delle confessioni adolescenziali di un amore non corrisposto?
Leggere un Magistrato pubblicare su Facebook una lettera di così grande rilevanza personale fa specie, visto anche il contenzioso non lo vede vittorioso per troppi aspetti.
Trovo allarmante.

2- si rimane eterefatti perchè nell'accorata difesa si evince che la Dr.ssa Digeronimo sta pensando di tornare a Bari in altre vesti.
Quali?
Ma semlice! A Bari si mormora che voglia candidarsi a  Sindaco della città e succedere a Michele Emiliano!
Non facciamo gli ingenui, non certo candidata del SEL di Niki Vendola e tantomeno del PD.

Dr.ssa Digeronimo!
Non è che un Magistrato entra in conflitto con qualcuno, fa un processo importante, si mette di traverso a ragione o torto con un politico e poi ce lo dobbiamo trovare per forza Sindaco o onorevole?
La Bocassino allora che dovrebbe fare se si stufa ?
La presidente del Mondo intero, fatti i dovuti rapporti per importanza dei processi !

In tutta la lettera non  fa accenno a un minimo di autocritica,  non c'è un solo  tono conciliante con quello che è stato il suo posto di lavoro,non c'è  nemmeno un girarci intorno (all'uso del Cavalierie), tipo: non mi sono spiegata bene, mi avete frainteso.
E' legittimo che a tutti sia data la possibilità di entrare in Politica se si prova tanta indignazione sociale, ma forse c'è qualche fraintendimento.
L'uso della politica appare in questo caso alquanto improprio, "strumentale".
Voleva lanciare delle accuse precise lo capiamo, voleva denunciare una ingistizia possiamo capire.
Sorgono altre domande che è meglio tenersele per se, perchè come ogni magistrato sa, per fare politica ci vogliono squadre di avvocati pronti a difenderti   chi scrive non ne ha nemmeno uno.

martedì 23 luglio 2013

Laura Prati tra codardia e omertà in terra d'Insubria.


Carsano al Campo è uno di quei paesi che vivono e muoiono di Malpensa.
Cardano è quel paese dove aveva casa Mia Martini e sola morì .
Un paesone senza identità, fatto di villette, piccoli orti e giardini più o meno curati, Hotel di varie dimensioni, incluso un Ibis, gran parte vuoti, una economia in ginocchio per la scellerata scelta di 3 grandi aeroporti nel cerchio di 50 Km da Milano.
Ci abitano quelli della vecchia emigrazione (meridionali e veneti), pochi autoctoni e la nuova emigrazione, personale delle compagnie aeree e impiegati della Malpensa.
Un centro bruttino "inesistente" senza una piazza del passeggio, tanto cemento e appartamenti sfitti.
Qualche  "odore" di import di malaffare.
A Cardano c'era una donna, una bellissima donna,perchè faceva della politica l'impegno di ogni giorno.
A Cardano lei credeva poter governare, amministrare.
Non la voleva parte del suo partito, come candidato Sindaco, nonostante fosse stata una buona  asseessora della precedente amministrazione e Donna di grande impegno e valore civico.
Affronò le primarie e vinse,per un voto ma  VINSE.
L'ha sparata il viceconamndante dei Vigili Urbani del Comune di Cardano.
Uno che aveva le pistole, uno che in servizio minacciava colleghi della pubblica amministrazione con la pistola, uno che, con altri compari, se aveva da fare non andava a lavorare, però timbrava.
Capitava spesso.
Lui non timbrava veramente, come molti e non solo nel SUD tanto vituperato in terra d'Insubria,  a  turno uno dei compari timbrava per tutti.
Nelle omertà assoluta,finche una donna denunciò.
Si perchè qua di omertà è morta Laura Prati e chi denunciò solo per pura coincidenza non è tra le vittime.
Omertà perchè tutti sapevano chi fosse l'uomo.

Ok per la trasformazione del reato in omicidio volontario, ma saranno indagati,smascherati, tutti coloro che sapevano e si sono stati zitti?
Quanti sono quelli che sapevano e lasciavano correre,perchè farsi i fatti propri è difesa,permette di vivere (amministratori, dirigenti e impiegati)
Laura è morta perchè il quieto vivere è la norma.
Se andate a Cardano vi diranno che è stato un fatto personale,che non si tratta di omertà.
Laura Prati è morta perchè il coraggio della denuncia di chi ruba non è più di moda.
Laura Prati è morta uccisa si dal Vicecomandate del Corpo dei Vigili, tra tanta codardia e omertà.

martedì 16 luglio 2013

Quando io ero un Orango italiano

 
Nel 1985 dopo la laurea in Medicina a Bologna sono andata in Germania Federale a specializzarmi con un grande progetto: diventare Medico Anestesista Rianimatore.
Emigrai per dignità, per amore, per voglia di libertà  con il desiderio di riscatto,  voglia di vincere che la mia giovane vita  suggeriva.
Emigrai perché volevo specializzarmi non a carico della mia famiglia.
Allora la specializzazione non veniva pagata 1800 Euro al mese come oggi.
Amburgo mi accolse con tutta la sua bellezza, città ricchissima con oltre il 30% di stranieri :turchi, croati,italiani, sudamericani, marocchini, giapponesi,cinesi, angolani ecc.
Per poter lavorare avevo però bisogno di un permesso di soggiorno.
Eravamo nella Comunità Europea ma la grande Germania mi obbligava ad avere il  Permesso di Soggiorno che, guarda caso, però prevedeva avere già un lavoro!
Il lavoro però te lo davano se avevi l’Auffenthalerlaubniss, cioè il permesso di soggiorno.
Non lo avevo e parlavo pochissimo tedesco, nemmeno come molti turchi lo articolano.
Quel tedesco spezzato e sprezzato dagli alemanni  con disprezzo: il Tukischdeutch!.
Mi aiutò un'amica, mi fece un contratto di lavoro “falso” assumendomi come donna delle pulizie della sua ditta immobiliare.
Mercedes Lanzilotta, laureata in Medicina e Chirurgia, ottenne così il suo permesso di soggiorno.
Lo ebbi senza però incorrere, all’ufficio Immigrazione in cui ero incolonnati ( in coda Europa), alla mia prima acquisizione della mia diversità e ricevere la prima sberla di pesante sapore razzista.
Dopo 2 ore di attesa finalmente ebbi il permesso, con l'amarissima sorpresa di vedere scritto alla definizione  nazionalità : TURCA.
Eravamo si tutti  brutti e sporchi, mendicanti, oranghi turchi.
Tornai in quell'ufficio furiosa e dissi con quelle quattro parole che sapevo: Turco è lei!
( non era un concetto propriamente  articolato bene, ma costrinsi l'impiegato alle scuse e a cambiare la mia provenienza).
Qualche giorno dopo passeggiavo per l’elegante Elbschausse, tutte le panchine erano state imbrattate da estremisti di destra con la scritta  Auslaenderschwein!
(Straniero maiale).Anche quella domenica la sberla fece male, malissimo.
Le sberle non finirono: finalmente la mia prima assunzione e l'ingresso in Specialità  a Straubing, Bassa Baviera.
Non appena si formalizzò il contratto, naturalmente a tempo determinato(sic.. solo il primo di quattro), si costituì una sorta di Comitato di tedeschi che andarono chiedere la ragione del perchè questa italiana, protestando sino a fare una mozione al Comune,proprietario dell'Ospedale del 25% delle azioni fosse stata assunta.

La natura della protesta nasceva dalla mancata assunzione della moglie di un otorino che voleva fare la ginecologa, ma in attesa si abbassava a fare un anno in anestesia.
Erano medici e non, fancazzisti e non, semplicemente un bel colorato Comitato contro gli stranieri.
Peccato che la Germania in quegli anni faceva incetta di croati,serbi, iracheni,greci perchè i tedeschi preferivano specializzazioni che consentivano orizzonti di ricchezza maggiore.
Tanti e innumerevoli episodi di puro, bieco provincialismo e latente razzismo potrei ancora elencare, ma farei un torto  alla Germania che ho amato e che tanto, professionalmente e umanamente, mi ha dato.

Farei un torto perchè io, a pensarci bene, sono un orango italiano.
Un imbecille di leghista, solo due / tre anni fa, durante la visita preoperatoria ha fatto una battutaccia sulla mia palesissima  provenienza dal Sud, aggiungendo sue considerazioni sulla spocizia dei terroni.
Ho immediatamente scritto in cartella:
I
l paziente ha affermato in corso di visita anestesiologica".............................".Non esistendo il rapporto di fiducia reciproca,conditio sine qua non, tra paziente versus medico e viceversa, essendo l'intervento di elezione, mi rifiuto di procedere alle procedure di mia competenza.
Naturalmente è stato curato lo stesso, ma da un altro collega....ma è rimasto come un fesso alla mia reazione, adducendo che stava scherzando. Io no invece!
Siamo tutti del SUD da qualche parte
e Calderoli, come tutti i pezzenti intellettuali, in questo mondo possono solo avere il mio disprezzo.







mercoledì 26 giugno 2013

IL Decreto del nulla. Se queste sono larghe intese....


Le misure del Governo, un decreto da 1.5 miliardi...200.000 assunzioni di giovani soprattutto al SUD!

Non si capisce dov' è il fulcro del decreto e appare l'ennesimo "Decretopropaganda"..
L'impressione è che dietro non vi sia nulla, non si comprendono le coperture perchè all'interno non c'è una riforma o un sistema di tagli comprensibile.
Solo ovvie rassicurazoni che tutti i Governi danno.
Riguardo all'IVA c'è solo un rinvio di tre mesi , aggravando  ulteriormente i nostri conti.Si posticipa  con le logiche di sempre.
Leggendolo, l'unica cosa che appare seria, non una presa per i fondelli, è la misura per lo svuotamento carcerario della Cancellieri.
Non costa niente e snellisce le procedure dei transitanti.
Molte teste pensanti, oltre al dolore di aver votato centrosinistra e trovarsi al governo con il PDL, stanno avvertendo un spiacevole sensazione che si sintetizza:
il governo Monti era "brutale" e "tecnico", ma almeno qualche verità, brutta ce la diceva.
Ora ci cucchiamo sto Governo di larghe intese che da un lato è fiero di essere a servizio di puttanieri e dall'altro, per non cadere, ci infila un Decreto del niente, riportandoci in una anestesia letale sulla drammatica situazione economica.
Si rinviano decisioni drastiche, non c'è linea, non c'è traccia di riforma del sistema sanitario, dello Stato e nessuna misura che aiuti nella sostanza le aziende in disagio, che sono tante.
Si sono riempiti la bocca con le misure sui giovani...tutto da verificare!
E' una presa per i fondelli.
L'impopolarità non paga, lo abbiamo capito.
La faccenda si mette peggio per tutti però.
Gli stati maggiori del PD e del PDl ,visto che stanno insieme a governare, devono
sapere che non siamo degli imbecilli.

domenica 9 giugno 2013

Sant'Agata e Angiolina Jolie


Sant'Agata non abiurò la religione cattolica.
Sant'Agata non cedette a questo e altri ricatti.
Sant'Agata era una donan vera, così il rimando della sua leggenda.
Ci piace la sua tessitura di resistenza a Quintiano,non certo di attesa e sottomissione come Penelope, che francamente, anche in prima media, non c'è stata mai simpatica.
Ci piace pensare che la sua castità non nascesse dal rifiuto del maschio, ma dal rifiuto della violenza sessuale.
Fu mastectomizzata con una tenaglia ardente e nemmeno questo bastò a piegarla.
Una punizione terribile,insieme a mille torture, un femminicidio che la portò al martirio.

La mastectomia preventiva scelta da Angiolina Jolie, non è  una Punizione inflitta dalla società scientifica per non sopportare una pena, un castigo naturale o innaturale.
Non è nemmeno mancanza di coraggio. Non può essere inteso come violenza sul proprio corpo.
La Mastectomia Preventiva è una CURA, un atto serio di prevenzione che la Donna può scegliere se portatore di un gene, quello che decide che avrà l'87% di probabilità di morire come sua madre, sua zia e tante donne sue ave di un tumore invasico, precoce e poco differenziato,Un tumore che le porterà a morire in breve tempo.
Lella Costa e Lorella Zanardo, due donne fortemente impegnate nel Movimento delle Donne hanno "poco ragionato", elaborando giudizi frettolosi su un tema molto difficile, di cui si parla poco e male e sul quale andrebbe contestualizzato il dato scientifico.
Vanno riposti i termini della questione nella sua giusta dimensione.
Il Blog delle "Amazzoni furiose" lo fa, e mi auguro abbia la massima diffusione, attraverso due contributi.
Il primo rivolto a Lorella  Zanardo del Movimento SNOQ dalla coraggiosa Blogger , il secondo scritto dalla Dr.ssa Alberta Ferrari con una lettera a  Lella Costa a cui vogliamo bene, ma il dono del silenzio qualche volta dovrebbe riceverlo.

Le Amazoni furiose scrivono
Fa male il post che Lorella Zanardo ha dedicato ad Angelina Jolie sul suo seguitissimo blog Il corpo delle donne. Fa male a chiunque abbia avuto il cancro al seno, a chiunque abbia avuto un'amica, una mamma, una sorella, una zia colpita dalla malattia. E` un post pieno di cattiveria gratuita, immotivata. E` un post che giudica, che assegna patenti di bene e di male. E` un post a scoppio ritardato - porta la data del 5 giugno - scritto a seguito di lunga riflessione. O almeno cosi` si spera, visto che il tema e` dei piu` delicati e complessi e di tempo dalla diffusione della notizia della doppia mastectomia preventiva della Jolie alla pubblicazione del post ne e` passato. E allora perche`?
Scrive la Zanardo che la Jolie e` "divenuta un'eroina, non perche`in grado di combattere coraggiosamente una malattia conclamata, cosi` come molte altre sue colleghe hanno gia` fatto in passato, bensi` perche` capace di sconfiggere preventivamente l'ipotesi che un tumore al seno o all'utero possa coinvolgerla". Innanzitutto, l'utero non c'entra. La mutazione da cui e` affetta Angelina Jolie la espone al rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie. Rischio che la mastectomia preventiva - secondo quanto dichiarato dall'attrice - avrebbe fatto scendere dall'87% al 5%. Non sono numeri al lotto, ma cifre fornite dai genetisti che l'hanno seguita. E` importante ricordarlo. La Jolie non si e` svegliata una mattina e ha deciso di farsi tagliare il seno perche` cosi` le andava. Ha preso una decisione ponderata e supportata da medici di sua fiducia. E in quanto tale va rispettata. Inoltre, perche` distinguere tra lei, la Jolie, che si fa asportare i seni preventivamente e le donne "in grado di combattere coraggiosamente una malattia conclamata"? Se avesse atteso che la malattia si sviluppasse avrebbe forse guadagnato i galloni del coraggio e l'ammirazione della Zanardo? Sono molte le donne che la malattia ce l'hanno, che non si sentono affatto guerriere, che non gradiscono affatto che l'appellativo sia appiccicato loro addosso. Una tale Susan Sontag ne ha scritto magistralmente negli anni '70. Zanardo l'ha letta?

La Jolie non avrebbe dovuto rendere pubblica la sua decisione, dice Zanardo. Lo sa, Lorella, che il cancro al seno era un tabu` fino a un paio di decenni fa e che parlarne e farsi fotografare (anche con una fragola in bocca, come nella foto allegata al post) e` stata una conquista? Per quale motivo la Jolie avrebbe dovuto tacere? "Non si debella il cancro con la rimozione degli organi", si legge nel post. E come lo si debella? Con la psiconeuroendocrinoimmunologia? Zanardo ci prende in giro forse? "Il corpo si ammala quasi ci fosse una volonta` di morte", continua. Questo si chiama victim blaming. E` come dire a una donna che e` stata violentata che se l'e` cercata. Far ricadere la responsabilita` di una malattia come il cancro al seno sulle donne stesse e` una vecchia strategia di controllo sociale. Vogliono farci stare zitte sulle cause ambientali, ad esempio, e allora ci rovesciano addosso colpe inesistenti.
"Molto utile resta la prevenzione": quale? Si riferisce forse, Zanardo, alla mammografia? No, perche` se questo e` il caso, non di prevenzione ma di diagnosi precoce si tratta. E spesso non serve a un bel nulla. Come non serviva questo tardivo e insipiente concentrato di acrimonia verso una donna che si e` trovata in una situazione difficile, che ha fatto le sue scelte e che, come tale, merita rispetto.

Lettera aperta della Dr.ssa Alberta Ferrari
Senologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia

Carissima e mitica Lella Costa
mitica perché nella mia mente ho sempre associato la sua immagine a quella di una donna tosta, ironica, attrice straordinaria e impegnata a favore del mondo femminile con grinta e determinazione. Insomma, sono una sua ammiratrice da sempre. 
Questo è il motivo che mi spinge a scriverle una lettera aperta in merito al suo commento divulgato da Radio Capital sulla mastectomia preventiva cui si è sottoposta Angelina Jolie. 
Sono chirurga senologa e da anni mi occupo di questo argomento di nicchia: donne geneticamente predisposte al tumore a seno e ovaio. Prima del caso Jolie era difficilissimo infrangere con un’adeguata informazione un argomento che sembrava tabù in Italia, per motivi culturali ma anche per monopolio intellettuale e scientifico di “casta” (il problema esiste in ogni settore). Ho frammenti di lettere e di frasi su blog dove donne consapevoli (forse troppo tardi) del problema parlano tra di loro nel più totale disorientamento per mancaza di riferimenti medici informati e di centri che si facciano carico del loro problema.
Dopo il caso Jolie, scatta il problema opposto ma speculare: se ne parla anche troppo, ma troppo spesso senza conoscere davvero il problema. Cara Lella, il suo giudizio sbrigativo e un po’ colpevolizzante verso la scelta delle donne (non solo Jolie, tante anche in Italia, lo sapeva?) che optano, all’interno di un percorso serio e avallato da linee-guida scientifiche internazionali, per la chirurgia preventiva, è profondamente penalizzante verso la libertà di cura consapevole e la gestione del proprio corpo che le donne in diverse declinazioni rivendicano da anni: una presa di posizione sconcertante proprio perché viene da chi ha personalmente promosso nella sua vita e arte queste istanze.
Credo alla fine che si tratti di insufficiente informazione, del resto molto diffusa anche tra addetti ai lavori. Le scrivo perché penso che sarebbe importante, per le donne coinvolte a vario titolo in questa problematica, che lei tornasse a riflettere su questo argomento, perché il suo parere di personaggio pubblico femminile può avere un peso rilevante. Lei ha fatto un’affermazione forte sulla chirurgia preventiva: è una scelta che non sta mica tanto dalle parti della vita. Parla di mancanza di una accettazione della componente di rischio e di avventura che sta nella vita. Questo commento sarebbe calzante se parlassimo di rischio normale e condiviso: quello per cui tutte le donne sanno che potrebbero avere un tumore al seno nella vita (10-12% di rischio), così come viaggiando in autostrada non possiamo avere la certezza che non ci capiti un incidente. Vero, rischio e morte fanno parte della vita e culturalmente il trend tende ad allontanarsi il più possibile da questa consapevolezza. In questo senso sottoscrivo che si vive nel rischio quotidiano, che ogni giorno che passa potrebbe essere l’ultimo e comunque ci avvicina inesorabilmente di un passo verso il traguardo finale, uguale per tutti. Da artista lei sottolinea ancora di più: il rischio è anche un’avventura, la vita E’ un’avventura. Sottoscrivo.
Nelle donne con una mutazione genetica però non si tratta di gestire un rischio come quelli che conosciamo, magari un po’ più alto. Provo a sintetizzare in pochissime parole il mondo che separa le “donne ad alto rischio” da noi, paralizzando in alcuni casi proprio la loro vita. Svilupperanno un tumore al seno in oltre i 2/3 dei casi, con un rischio associato elevato anche di neoplasia dell’ovaio (altrimenti infrequente). Il cancro che sviluppano è solitamente molto più aggressivo di quello sporadico delle ultracinquantenni e colpisce in età giovanile (80% tra i 30 e i 50 anni). Hanno spesso subito lutti plurimi e gravissimi in famiglia, magari perso la madre da bambine, visto la zia o la sorella ammalarsi, aspettano senza neanche sapere dell’esistenza della mutazione che il destino si compia anche per loro. L’avventura diventa paralisi finchè non capiscono di cosa si tratta. E, diventando protagoniste attive della loro vita, corpo e destino, cercano di capire attraverso counselling clinici, genetici, psicologici, come possono gestire questo rischio che grava sulla loro vita come una spada di Damocle. Ed ecco chi sceglie un percorso di sorveglianza per puntare sulla diagnosi precoce del tumore in agguato, oppure chi decide di abbattere il rischio stesso di sviluppare il tumore con la chirurgia preventiva, che riporta la % di rischio da altissima a livelli accettabili, inferiori a quelli di una donna senza mutazione BRCA. Scelta difficile, percorso molto personale. Ogni opzione ha pro e contro molto complessi, non è questa la sede in cui approfondire.. 
(solo un commento personale in merito: ho preso atto da tempo, non senza sofferenza e indignazione, di una singolare contraddizione: se si interviene sul corpo femminile per prevenire una grave malattia si scatenano controversie laceranti e feroci, laddove di fronte a manipolazioni chirurgiche anche abnormi effettuate per futili motivi - ispirate all’immaginario erotico maschile e/o ai tirannici canoni estetici attuali - nessuno si straccia le vesti).
Tuttavia, queste scelte vanno rispettate e il problema non eluso con fatalismo, come se si trattasse di un’avventura o un brivido da roulette russa. Piuttosto, è un dramma per la maggior parte di queste donne/ragazze, che troppo spesso conosciamo quando già la malattia ha fatto la sua comparsa, e loro a dire: ma perché nessuno me ne ha mai parlato? Avrei potuto fare delle scelte…. Un cancro al seno in giovane età devasta ancora di più la vita di una donna ferendo non solo la sua femminilità nel pieno splendore, ma anche interferendo con la maternità, con la vita sessuale, lavorativa….
Le donne raccontano Lella. Mi piacerebbe farle leggere alcune testimonianze che ho raccolto da loro, con l’idea di farne un libro. Una volta ne ho fatta leggere una, molto lucida e toccante, a un convegno. Rileggendo oggi quei testi immagino lei, con la sua voce e la sua straordinaria espressività, dare diritto di parola a queste voci inascoltate e incomprese. Sui cui complessi percorsi emotivi in questi giorni tutti, dal sedicente esperto alla mia parrucchiera, hanno detto la loro, passando senza volerlo come carrarmati a devastare la verità di un mondo che neanche lontanamente immaginano.
Le vuole leggere Lella? Ne sarebbe toccata, entrerebbe in risonanza con la complessità di questa problematica femminile estremamente particolare e sfaccettata e, ne sono certa, capirebbe. Forse addirittura le verrebbe voglia di farsene portavoce. Abbiamo un evento scientifico tra un anno, su questo tema, nell’ambito del quale saranno sancite le raccomandazioni scientifiche italiane, messe a punto e condivise da un gruppo di esperti di tutte le specialistiche implicate associato a un’advocacy femminile. Eppure enunciare linee-guida non significa che le cose funzioneranno davvero. Una donna che fa i controlli particolari (tanti) a causa della mutazione in Emilia Romagna è esente ticket, in tutte le altre regioni no. La spending review sta mettendo a repentaglio la possibilità di fare con il SSN il test genetico e persino la mastectomia e l’annessiectomia (asportazione di ovaie/tube) preventiva. 
Come vede è un ambito in cui avremmo bisogno di donne alleate, che non liquidino il problema con una frase a effetto ma anzi contribuiscano a tenere alta l’attenzione affinchè le politiche sanitarie intervengano con provvedimenti adeguati a sostegno di questa particolare condizione di rischio geneticamente determinato. Provi a conoscere queste donne: si innamorerebbe della loro forza, del loro coraggio, della loro lucida determinazione ad essere protagoniste attive e consapevoli del loro destino.
La ringrazio per la pazienza, se avrà avuto la bontà di leggere fino a qui con attenzione.
Cordiali saluti, con affetto e immutata ammirazione,
Alberta Ferrari.

domenica 2 giugno 2013

Obiezione di coscienza, Burnout del Medico Non Obiettore.


Obiettori di coscienza e  luoghi comuni.

Il recente articolo della Repubblica sulla 194 e la conseguente presa di posizione di molti politici lasciano perplessi gli operatori sanitari.
Quello che più colpisce  è la vaghezza e assenza di soluzioni, perchè vi sia una fruibilità omogenea, su tutto il territorio nazionale,senza toccare la libertà alla Obiezione.
Sotto accusa sono i medici,  ginecologhi e anestesisti,  per l'ottanta per cento obiettori, così come sotto accusa sono le strutture sanitarie convenzionate, pubbliche e private, che non rispettano la legge 194.
Nessuno comprende (e vuole comprendere) che la gran parte dei medici  obiettori,  è composta da persone  moralmente ineccepibili. Non vi è nella gran parte  malafede. 
Certamente esiste una piccola percentuale di   falsi obiettori, ma sono facilmente scopribili, basta prevedere  un gettone di presenza,  per sala operatoria in cui sono programmate IVG, di 500 euro ad operatore ...e vederli  come cani affamati avventarsi sul bel pezzo di carne.
Sarebbe interessante vedere se giuridicamente  è possibile buttare quet'esca per portarli allo scoperto, dopo di che denunciarli e procedere al licenziamento per lesi interessi  dell'azienda ospedaliera.
Non sono tantissimima, ma  ci sono e andrebbero scoperti e denunciati.

La ragione centrale della defezione è incentrata nella sostanza dell'atto medico che la 194 prevede.
Non è un atto medico preposto alla cura, ragione per cui ci siamo laureati e rende il nostro lavoro ogni giorno bellissimo.
Un medico ha in se una carica, anche di onnipotenza, ma è una carica di umanità.
Il medico ha la pretesa di guarire con la sua scienza una malattia, fare si che possa superare il dolore se non può più curare.
La 194 non cura, elimina un problema che ha 1000 interpretzioni, la 194 elimina "altro".
Elimina un divenire,mettiamola così.
Il medico non obiettore  compie, e diciamolo una volta per tutti, un lavoro "sporco"  che molti, avendo la  libertà di scegliere, non fanno, non vogliono fare e si rifiutano di fare.
Non giriamocelo tanto il problema, non sono tutti soldati del  Movimento per la Vita gli obiettori.
Io ho tanti colleghi di sinistra, obiettori, e non sono dei falsi.
Non è mica facile fare le interruzioni!
(Tecnicamente addormentare una donna in salute gravida per un anestesista èuna passeggiata, così la tecnica del ginecologo non è delle più raffinate e difficili!!!)
Perchè dunque farlo?
Io sono un medico non obiettore dal 1985,   non ho mai contato quante donne ho addormentato per consentire una Interruzione.
So solo che più passano gli anni e più questa non obiezione diventa pesante.
Quella sala e quel lavoro sono generatori di burnout.
Il burnout è stress, rifiuto , è vomito,nausea che ti viene al solo pensare di fare ancora lo stesso atto.
Il personale non obiettore è soggetto a questa grave sindrome che compromette la serenità del lavoro.
Siamo in pochi e conseguentemente sempre gli stessi.
La ragione per cui esiste solo il  20% dei medici non obiettori  si può articolare nelracconto di una mia collega ginecologa sulle sue motivazioni:
Da ragazzina abitava nella nostra strada una donna molto bella, amica di mia madre, forse aveva 35 anni allora.
Una mattina ci disse che andava in ospedale a fare dei controlli e non è più tornata.
Dopo anni mia madre raccontò che era morta di aborto, era morta su un tavolo di marmo ad opera di una mammana. Era morta di aborto clandestino.Non permettterò a nessun'altra mia vicina di morire così.
Questa, solo questa, è la preponderante ragione di quel 20%.
Nessuno di loro vuole che si ritorni all'aborto clandestino,  tutti consapevoli della necessità di questa legge e della sua capillare applicazione.
La 194  non si basa solo sulla interruzione ma su quell'opera importantissima fatta dai Consultori che è  la Prevenzione.
Dobbiamo dirlo forte, negli anni 90 200.000 erano le italiane che abortivano.
I dati che abbiamo del 2012 ci dicono che il numero degli aborti si è dimezzato e che la percentuale delle italiane si avvicina al 50% e, purtroppo, esiste il dato dell'altissima percentuale delle minorenni.

Come superare quindi  l'obiezione di coscienza?
Rispettandola, ma prevedere una Quota nei Concorsi pubblici  per  medici, ginecologi e anestesisti, riservata ai  NON OBIETTORI.
Il decadimento dell'incarico o del ruolo clausola contrattuale, nel caso siano in seguito presi da dubbi etici.
Non c'è altra soluzione!!!
Solo attraverso questo meccanismo di selezione a monte si risolve la attuazione omogenea della 194.
Non è possibile che la libertà di scelta sia affidata a coloro che hanno  il rispetto delle leggi dello stato e  la consapevolezza che impedire il funzionamento della legge, attraverso l'obiezione, porta alla tragedia della clandestinità.
Quel 20%  non è fatto da eroi e non è stato assunto quale esercito volontario  alla difesa dei diritti.
Quel 20% sta stretto a tutti:  alle donne, a essi stessi, allo Stato di Diritto.
Evitiamo di fare Demagogia e guardiamo in faccia la realtà.



lunedì 27 maggio 2013

"I Cimiterini e la 194"


Si è ripreso a parlare della 194! Gott sei Dank.
In questa strana  Italia è fenomeno difficile da comprendere la ciclicità delle emergenze mai risolte, e possiamolo dirlo forte, la 194 è una legge che vive in uno stato di emergenza attuativa da 35 anni.
Langue da sempre, dominata dalla  facile vincitrice, la Chiesa, che le consente con singhiozzi di funzionare malissimo.
Il problema della Obiezione oggi non è meno drammatico di 10 anni fa, ma esso viene affrontato dal mondo delle donne  come il grande problema!
Non è così perchè, per capire l'obiezione dell' 80% dei medici anestesisti e ginecologi, ma in questa percentuale si dimentica tutto il personale della sala operatori, bisogna comprendere tutto il mondo che gravita intorno alla  194.L'analisi non può prescindere dal contesto in cui lavoriamo!
La Politica è assente, la sinistra non ne  parla MAI, o quasi, perchè è una legge scomodissima e di difficile gestione pratica. Pensiamo  a quanti  politici nelle recenti campagne elettorali hanno parlato della 194 e su come modificarla perchè sia uniformemente fruibile.
Ad ogni dibattito ,sollevato il problema le risposte avevano il suono di :non svegliare il can che dorme!
Eppure in questi anni l'attacco ferale alla 194 l'hanno condotta trasversalmente in troppi e in  tanti luoghi, sotto il vergognoso silenzio di gran parte della stampa e con una sinistra non convinta e mai incisiva.
Sto parlando dei Cimiterini tanto cari alle maggioranze lombarde, ma non solo!
Dalla Firenze di Matteo Renzi a Caserta, Agrigento passando per Monopoli, troppi  Comuni hanno deliberato senza quasi opposizione: tutti bravi amministratori tronfi a parlare di diritto di sepoltura.

I Cimiterini rappresentano l'attacco più grande che si è fatto alla 194 e alle donne, colpendole nell'intimo assoluto!
Non esisteva e non esiste a riguardo nessun vuoto nella legislazione italiana eppure sono stati creati e  è di gran moda andare in Consiglio Comunale, riempirsi la bocca compiendo l'operazione più indegna, trasformando il prodotto abortivo in un problema di cui la società deve farsi carico.
Il dramma si è così ulteriormente amplificato  perchè abortire è nella realtà legislativa un crimine compiuto dalle donne.
Si, perchè pochi sanno che alla fruitrice delle 194, in Lombardia per esempio,viene chiesto, tra i vari consensi, anche quello per il funerale e , tenetevi forte, se se ne assume le spese.
Pensate quanto è buono l'ospedale!
La donna lo rifiuta? Ebbene l'Ente lo farà a suo carico.
E' un consenso informato in uso in tutta la Lombardia (Italia) e viene a fare parte della Cartella clinica.
Nessuna donna da l'assenso, alcune scrivono NO, gran parte lo rifiutano e  immaginate i volti, l'allontanamento del foglio in tutta la tragica gestualità al cospetto di quel medico, non obiettore, che è costretto a farselo firmare.
Da quel momento, il prodotto che verrà aspirato in sala operatoria appartiene ad altri:  è la premessa di una "cessione di proprietà".
L'embrione sotto la dodicesima settimana,  è divenuto così, finalmente per il Movimento per la vita, soggetto giuridico, la cui responsabilità passa dalla donne allo Stato che ne fa quello che vuole.
E non prendiamocela solo con Formigoni, la Moratti e CL, perchè a Firenze, Renzi per esempio , il suo Cimiterino l'ha bello e fatto.
(Per onestà di cronaca non mi risulta che la Regione Toscana faccia firmare il Consenso al Funerale alle fruitrici della 194, è una prerogativa  per ora della Lombardia).
Tutta la campagna elettorale per la candidatura a Renzi Premier non è stata mai scalfita da questo orrore, che da solo  rende il "bel giovine" invotabile e nemico delle donne.
Non ho visto, tra le tante entusiaste femministe renziane, una sola che lo abbia preso alla gola dicendogli che il suo atto deliberativo ha calpestato la nostra storia e una lotta di diritto.
I Cimiteri rappresentano, per chiunque voglia comprendere  perchè la 194 non funziona, l'inizio di un percorso,di troppi interessi, nebbie e assenza di laicità  di cui questa legge è intrisa.
L' autodeterminazione della donna  non è mai stata al centro della discussione.

Alla prossima puntata....Obiezione di coscienza !

giovedì 16 maggio 2013

Manzoni e l'Omofobia. Il buonismo provinciale italiota.




Mi ero illusa!
La proposta di legge contro l' omofobia è tornata di moda.
Non c'è tregua.
Non c'è stato tema che abbia appassionato di più, soprattutto il PD negli ultimi due anni ,più che la proposta di legge contro l'omofobia, manco fosse la priorità nazionale più eclatante.
La Direzione Nazionale aveva scambiato Centocelle con San Francisco!
Le fabbriche chiudevano, iniziavano i primi suicidi degli imprenditori, i padri separati dormivano sempre più in macchina, le vittime del femminicidio si moltiplicavano a ritmo di una ogni 72 ore...
chi se ne frega! il PD discuteva, si animava, mandava in TV i propri prodi Gay "dichiarati" a raccontare pure di come si cucina la pasta con le cozze quando si è in coppia omo o lesbo.
Quando la Bindi e la Pollastrini tentarono di apportare con i DICO delle modifiche sostanziali al "Niente Diritto" delle coppie omosessuali ed etero, la comunità gay si oppose con ogni forza, perchè bisognava assicurarae l'adozione a tutti, trans compresi.Si sa la Bindi qualche confine l'aveva e tutto si arenò, con buona pace di chi manco ne volesse concedere uno.
Oggi 16 maggio 2013, mi tocca leggere due notizie che mi disturbano profondamente:
1- la Camera ha finalmente (sic! se ne sentiva un bisogno...) esteso  la norma che riconosce a Deputati e Senatori l' assistenza sanitaria alle coppie di fatto gay in Parlamento.
Ebbene il deputato On. Ivan Scalfarotto si è fatto una norma  ad personam!
(in pratica è  il diritto del fidanzato a farsi l'implantologia a spese nostre esattamente  come la compagna di Casini, oppure di farsi ricoverare nella Suite del San Raffaele per le varici o, fosse coppia lesbo, partorire in Madonnina magari con la partoanalgesia fatta dall'anestesista che oggi è il medico personale di Berlusconi ).
Non ci si può credere come, così alacremente, lo Stato, con voti sia del M5S, del PD e altri "democratici e progressisti" abbia lavorato a porre fine a questa ingiustizia.

2- sul Web compare in molti post questo bel pensiero:

Io sono etero e propro per questo chiedo una legge contro l'omofobia.
Un pensiero bello e chiaro e buono ! ( detto alla Gramsci: un pò come il  Manzoni  trattava la povera gente, come la società di protezione animale!)
Ce ne può fregare di meno sapere di ognuno se è etero o gay e postarlo su Facebook?
Queste frasi somigliano ai buoni principi degli abitanti della Carolina che un nero per amico lo hanno in tutte le famiglie, anche loro scrivono post così:
Io sono Bianco, proprio per questo chiedo una legge più severa contro il  razzismo.Provo vergogna per Ivan Scalfarotto e la sua norma ad personam, provo vergogna perchè un Diritto inalienabile quale è la libertà di amare, fare l'amore, fottere, scambiare tenerezza con chi si vuole seguendo il diritto della non rendicontazione, debba essere strumentalizzato e fatta vetrina delle buone intenzioni e del calcolo personale.
Dire che sono indignata è poco.
I Diritti sono uguali per tutti e fate a meno di dirci, etero o omo, con chi fate l'amore!
Si faccia una legge che li renda a tutti!





mercoledì 15 maggio 2013

Castellana avrà lo Sportello per il TB

   
TESTAMENTO BIOLOGICO è  un DIRITTO

IL 3 Maggio 2013 a Castellana abbiamo parlato di Diritti.
Non si ricordava dai tempi dell'aborto e delle concitate discussioni su "quando inizia la vita" degli anni 90, tanta gente a parlare, a discutere su qualcosa che preferiremmo allontanare dai nostri pensieri e rimuovere nel piùlontano cassetto della psiche.
La morte appartiene a noi come la nascita e la gioia del primo vagito.
La morte ci accompagna, ci fiancheggia si da quel momento di felicità immensa che è il venire al mondo.
Se però è conoscenza  di ogni uomo che essa apparirà in un momento della nostra vita, l'evoluzione della medicina e delle tecniche invasive hanno dato al come morire possibili  altre dimensioni.
Non si può sempre "morire in pace", nemmeno quando non si è più in grado di intendere e di volere in molti casi.
La necessità di questo Diritto, sancito  dalla nostra Costituzione negli art.13 e 32,  viene violato con estrema puntualità negli ospedali italiani perchè esiste, e le sentenze Englaro lo hanno reso eclatante, un vuoto legislativo.
Testamento Biolgico meglio definito come Dichiarazione anticipata di Trattamento (DAT) è la libertà dell'Uomo di decidere per il suo futuro,nel caso non sia più in  grado  di intendere e di volere,e poter rifiutare i trattamenti invasivi (non solo) ma anche specificare  quali.
L'Uomo, l'Individuo  lo fa attraverso un documento scritto  che deposita presso un Notaio, un Avvocato, un Parente o  il proprio Comune.
In Italia sono pochissimi i Comuni che offrono già questo strumento a disposizione dei Cittadini.
Sono circa 150 su 3000 Comuni Italiani.In Puglia: alcun realtà del Foggiano,  Torre Santa Susanna BR, Francavilla Fontana BR e Putignano.
Ci hanno aiutato a capire cosa sia il TB relatori di grande qualità e chairezza:
Prof.Caputi Iambrenghi Centro Trapianti Bari.
Dr.ssa Mercedes Lanzilotta Moderatrice
Sig.ra Mina Welby Co-presidente Associazione Luca Coscioni
Don Nicola D'Onghia Teologo e Parroco a Turi
Dr. Davide Sportelli Avvocato
Arch.Maurizio Tommaso Pace Amministratore.
A termine dell'incontro,  inaspettata e graditissima, è arrivata l'apertura del Sindaco di Castellana Franco Tricase affermando che anche a Castellana si possa tutelare  il diritto all'autodeterminazione dei cittadini  attraverso lo strimento del DAT e il suo Deposito al Comune.
I Comuni hanno in se i principi giuridici che permettono alle amministrazioni locali di intervenire e di essere a fianco del Cittadino, rappresentarlo è compito istituzionale, non solo nell'allargamento delle strade e delle rotonde!!

E' auspicabile che, sull'esempio del Comune di Putignano, si giunga già nel prossimo Consiglio Comunale si giunga alla approvazione del Regolamento e poi alla apertura dello Sportello.
Il Comune compirà un atto di rispetto e civiltà, è una operazione a costo zero da un punto di vista economico ma ha "proventi" altissimi di democrazia e libertà.

L'istituzione dello Sportello è primo passo però, perchè  va organizzata una opera di sensibilizzazione che renda partecipe tutta la popolazione, informata sul suo diritto di scegliere.
Bisogna bene spiegare che DAT non ha attinenza alcuna con  l'Eutanasia, che è ben altra cosa.
Le volontà del DAT si rispettano nei pazienti che hanno una malattia irreversibile e dove l'invasività si permea di  quell'accanimento terapeutico i cui vissuti appartengono  a TROPPE famiglie.

Mercedes Lanzilotta e Castellana 2.1 sono  a  disposizione per costituire una commissione che organizzi eventi e diffonda quanto si dovrà  fare per il Testamento Biologico.



lunedì 29 aprile 2013

La solitudine del Dissenso.

Pippo Civati



Drammatiche ore per chi, come me, guarda a Civati come ad una delle menti più illuminate del PD.
La sua scelta di non votare il Governo è l'ultimo atto, lineare, di un percorso che è stato condiviso da tanti di noi e  che ben altro hanno desiderato per le sorti del Centrosinistra e del paese.
Un governo di larghe Intese con il PDL e Alfano Ministro dell'Intreno, non era nemmeno nei più remoti cassetti del plausibile.

Dispiace vedere in queste ore la solitudine di Civati!
Dispiace che il dissenso abbia portato alla luce ancora una frattura: minoritari e fratturati.
Dispiace perchè l'area dei dissidenti è divenuta minoritaria ma sino a sabato appariva molto compatta.
Gli era stato sottoposto quel  documento, stilato da Sandro Gozi, poi pubblicato nella sua stesura originale, con la firma di Civati  ma a sorpresa (per molti di noi) si è demarcato nella trasmissione televisiva di ieri,ospite con Laura Puppato da Lucia Annunziata.
Certamente il suo si definitivo non c'era quando è stato pubblicato il documento.
Ha chiaramente detto di non averlo firmato e che avrebbe deciso oggi.

Io dissento dalla sua posizione.
Non ci sono strade per andare a formare un governo diverso.
Esiste una necessità di risposta al Paese che non può capire perchè dopo 60 giorni non c'è Governo.

Il M5S ha ridicolizzato ogni tentativo con  dialogo con il PD , operando quella scelta e facendo pagare dei costi politici altissimi a Civati e Puppato che si sono spesi a 360 gradi per tracciare un ponte di dialogo e convergenza.
Grillo li ha fatti diventare piccolissimi per peso della proposta all'interno del PD, con il risultato che contavano quanto il 2 di picche, dando una enorme importanza e rendendo fortissimo chi lavorava perchè fallissero tutte le strade di apertura.

La gravissima storia della elezione del Presidente della Repubblica ha dato a tutti gli italiani la percezione esatta delle fratture interne e insanabili (dico io) nel Partito Democratico.
Da un lato Renzi e Dalema che hanno lavorato sin dall'inizio per le larghe intese, dall'altra Bersani che non riusciva a concretizzare nessuna proposta perchè deriso, umiliato e sbeffeggiato a destra o a sinistra, dipendeva da quel che diceva, dall'altra Civati, Puppato e pochi altri pronti all'unico dialogo che l'elettorato accettava, nel rispetto delle indicazioni date dalle politiche, sempre più isolati.

Hanno perso la loro,la nostra  battaglia, quando si perde poi o te ne vai o rimani, ma se rimani devi accettare la decisione della maggioranza, dettandone pure le tue condizioni, ma non voti contro o ti assenti.
Questo è il principio della Democrazia soprattutto quando sei Deputato o Senatore della Repubblica.
Non stiamo mica a giocare in una sezione marginale del paese e un giorno stiamo sul pero e l'altro sul melo.
Io ho sperato Civati prendesse un'altra decisione.
La solitudine sua è una ulteriore ferita a questo percorso pieno di buche, trappole, nemici veri e falsi, amici onesti e veri disonesti.
Un percorso pieno di errori ma anche tanta viltà di chi li ha lasciatti soli.



venerdì 19 aprile 2013

Un abbraccio Rosy!

Un abbraccio Rosy

 
Rosy Bindi si è dimessa

Un atto dovuto dopo le tante sberle che negli ultimi due anni ha distribuito al rinnovamento del partito democratico.
E' stata una grande donna sino a quando l'assatanamento del potere non l'ha posseduta.
Grande quando ha cercato, da cattolica un poco bacchettona,  di dialogare, pur  con i suoi legittimi distiunguo.
E' stata grande quando ha cercato di far passare i Pacs che non erano una gran cosa,ma qualcosa perchè le coppie non sposate, etero e non, potessero avere dei riconoscimenti legittimi. E' stata attaccata, ma fu uno sbaglio perchè da allora non è successo niente e non succederà niente, ma avremmo portato a casa qualcosa di importante.
E' stata grande quando lo sbeffeggiamento offensivo di Berlusconi faceva ridere gli italioti,ma ci faceva sentire Rosy essere una di noi.
Una donna dalla nostra parte.
E' stata un grande Ministro della Sanità.L'unica che ha posto le basi per una riforma.
Peccato che gli avversari li avesse in casa, tanto è vero che Dalema la sostituì con Veronesi e fu l'affossamento.
Molti miei colleghi la vorrebbero vedere sparata, per aver spiegato a noi tutti che se lavori per la FIAT non puoi contemporaneamente lavorare per la BMW.
Certo pure io chiusi la P.IVA e non fui felicissima!
E' stata una democristiana atipica.
Un abbraccio Rosy Bindi.

PS. Come molte Dive però non ha percepito il momento giusto.
Questa tornata elettorale avrebbe necessitato un  passo indietro e  lo avevamo detto in tanti!

mercoledì 27 marzo 2013

S.O.S. Femmincidio 8.3.2013






 











Comune di Castellana Grotte
S.O.S Femminicidio

 8/3/2013


Castellana,la nostra città, affronta questa giornata in maniera inconsueta raccogliendosi in questo bellissimo Salone dei Ricevimenti del nostro Comune, riflettendo sul Femminicidio e non  nell’ovvietà commerciale di questi tempi, quale giornata di consumo e di spesa.

Altro è l’otto marzo!
l’8 marzo del 1908  scoppiò un incendio, alla Cotton,  una fabbrica di camicie, a New York,  morirono  115 donne,operaie,  arse vive,intrappolate da un inferno di fabbrica dove erano costrette a vita di miseria, salari  bassissimi, ricatti  come la storia delle donne solo conosce. 
L'anno dopo Rosa Luxenmburg, una grande socialista massimalista, in Germania indì qulla data come gionata di lotta per le donne.

San Pietrobrurgo  8.03.1917 le donne organizzarono una grande manifestazione per sancire la fine della guerra e petra miliare della Rivoluzione di Ottobre.
In Italia questa data  vide un suo riconoscimento nel 1922, dal PCIm,ma solo  nel 1945 le donne dell’UDI, a cui facevano riferimentio le donne comuniste socialiste e del partito di azione, ne decretarono con continuità una data, appuntamento per la rivendicazione della lotta di genere.


Giornata quindi non di festa ma di ricordo, di  informazione e lotta per la parità.


Ma è  in America  che dobbiamo focalizzare il nostro sguardo,  80 anni dopo quell’incendio , in una enorme città lungo la linea di confine Messico/Usa nello stato del Chiahuaha,( esattamente così, come i cani):
Ciudad Jaréz.
Un enorme contenitore di disperati (1.5 milioni di abitanti)una cttà nata come barriera e  riempimento per  chi tentava di entrare negli USA e non riusciva a oltrepassare la cortina doganale,ma anche  di chi lì si fermava, trovando lavoro  nelle immense fabbriche che gli americani possiedono,  per sfruttare la manodopera a basso costo.
Ed è a Ciudad Jaréz che  donne, gran parte giovanissime, vengono assunte e, oltre allo sfruttamento estremo, subiscono e subivano violenze d’ogni genere, spesso uccise dopo essere state stuprate mentre si recavano o tornano dal lavoro.
Una città barbara e assassina, dove dal 1993 ad oggi 4500 donne sono scomparse e della gran parte di loro non si sa più nulla.
Sui  cadaveri ritrovati sempre tracce di violenza sessuale e quelle delle armi che le hanno ucciso. Sono donne dai 15 ai 30 anni. Giovanissime..
Usate per stupri di gruppo.
Orrori difficili da descrivere per pratiche di morte violenta e lenta .

Un film che ha raccontato  l’orrore di Ciudad Javèrez divenuta famosa con il Film Bordertown con la Lopez e Bandera , ha avuto il grande merito a dare una informazione internazionale.

Enorme è stato il lavoro politico delle femministe messicane, in particolare di Marisela Ortis e l’avvocato Lagarde.
Sono entrate in Parlamento  impegnando ogni risorsa e energia nella denuncia, a livelli sempre più alti sino all’ONU,raggiungendo importanti  come costringere  lo stato messicano a perseguire gli assassini. 
Ma
  l’efferatezza della violenza di genere  quella che ormai abbiamo imparato a chiamare FEMMINICIDIO (parola cacofonica difficile da imparare per quanto brutta) è un fenomeno globale, da Ciudad Jaréz , la città che ha aperto al mondo gli occhi sulla violenza di genere, agli USA, all’Europa.
Dagli inizi del 2000 una onda di informazione,denunce politiche e giudiziarie  costringono  tutti i paesi a confrontarsi,a guardarsi dentro e chiedersi quanto odio verso le donne in se è presente.
Femminicidio significa violenza, morte di una donna perché donna, cioè violenza di genere.
Le notizie che arrivano dall’India sono ancora più agghiaccianti,da lasciare impallidire anche Ciudad Javez…
Lo stupro  di gruppo sul bus sino alla morte della donna da paret di 5 uomini tra l’indifferenza dei passeggeri…nel 2012!
L’India
il  Paese del “mistero delle donne mancanti”, falcidiate dall’aborto selettivo, dall’infanticidio e la discriminazione socio-economica,
Un Paese dove  una donna viene violentata ogni 28 minuti, la violenza sessuale è una pratica silenziosa e NORMALE.


L’Italia oggi si interroga, l' Italia del  2012 : 112 donne uccise,  quasi ogni  72 ore la ripetizione di un rito macrabo, la morte di una donna per mano del marito, amante,  padre,  fratello, insomma  da un maschio che ne rivendicava il diritto di vita o di morte.
E’ una strage che non si ferma, che non conosce crisi, spargendo dolore  e lutti da troppi e lunghi anni.
Solo nel 2008 se ne comincia a parlare e le donne iniziano ad organizzarsi:
Da Niscemi ,la città di Lorena uccisa da tre amici dopo averla barbaramente stuprata, a Brescia la città Hina, la ragazza pachistana uccisa dal padre,fratello e cognato nel più “puro” stile del Femminicidio.
L’UDI, i centri antiviolenza e moltissime organizzazioni femminili, organizzarono la staffetta della Anfora, che le donne riempirono del loro dolore, manifestazione importantissima di sensibilizzazione della guerra che si è scatenata in una società malata. 
E’  un fatto culturale in primis, perché noi viviamo in un paese che solo nel 1981 abrogò il Codice Rocco che prevedeva solo sino a  7 anni di galera a chi uccideva una donna per rivendicare l’onore di famiglia offeso. 
Delitto d’onore contro la morale. Delitto non contro la persona.
Una donna italiana non era nemmeno elevata a dignità di essere vivente.
L’Italia è quel paese in cui da soli 50 anni le donne votano!
Persino l’adulterio era elemento di disparità con gli uomini italiani, attraverso la legge ignobile fascista che si  erano confezionati a loro piacimento, della  donna veniva ignobilmente colpito.
Una adultera  finiva in galera se il marito la denunciava, mentre i maschi potevano andare dove andavano.
Nella nostra città ancora si raccontano gli epici bordelli dei dintorni e delle prodezze dei famosi puttanieri locali, tutti rigorosamente sposati.
Paese dove solo nel 1996 lo Stupro passò a delitto contro la persone e non contro la morale.
Lo Stalking è reato solo dal 2009!
Una legge che ad oggi presenta delle lacune enormi visto che il 60% delle donne assassinate avevano denunciato il loro persecutore, ma non è bastato a salvarle dalla morte!

L’Italia è una  Nazione dove i Valori del Femminismo sono stati distrutti da questi ultimi 20 anni di immiserimento di ogni valore di rispetto verso le donne.
( inutile ricordare quante volte ci ha offeso il satiro sig.B, un cavaliere senza cavallo, con le sue continue battute sessiste,in cui non c’è  traccia di rispetto verso le donne ).
 Eppure nonostante questo l’Informazione e quindi l’opinione pubblica per ogni Femminicidio ritorna a parlare
- di “Raptus di Follia,
-        “non sopportava di essere lasciato”
-        oppure titolano con le motivazione dell’omicida: l’ho uccisa perché l’amavo e mi aveva lasciato”,
-        ”non sopportavo di vederla con un altro”,

-        la “amavo più della mia vita”.

Ma non per parafrasare la Littizzettto: ma che amore è quello che arma una mano omicida?

Ad uccidere sono uomini che odiano le donne.Non si agisce per raptus o peggio per amore,il movente è di un criminale e abbiamo a che fare con degli assassini.

Quello che però dobbiamo capire che non è solo l’assassinio ciò che caratterizza il femminicidio,ma tutte le violenze dirette alle donne:

-        la violenza domestica, quella che tante volte registriamo in PS ma a cui non sempre segue la denuncia da parte della donna, a cui si aggiunge una responsabilità diretta, quasi omertosa del Personale Sanitario.( dal racconto di un collega del Bassini di MIlano: era una di quelle che venivano spesso in pronto soccorso,l'avevamo dapprima scambiata  per isterica, eveva sintomi strani e mai collegabili o con un substrato clinico, poi  in successivi accessi la dimettemmo con lesioni per caduta per le scale, infine la vedemmo sorrdente in una  fotografia sul giornale, ammazzata dal marito.
Bisogna aggiungere che l’assenza di informazione, di centri antiviolenza (in questi ultimi anni  tutti i centri hanno visto vedere ridursi i finanziamenti pubblici,città governate da amministrazioni di destra e e di sinistra, vedi Firenze,
-        - Violenza domestica concretizzata negli abusi sessuali all’interno della famiglia e fuori,

-       -     Violenza perché la gonna della figlia è troppo corta,

-        -    Violenza sino alla morte per costringere la figlia a sposare l’uomo che le hanno destinato.

Dobbiamo chiarirlo bene Femminicidio è VIOLENZA CONTRO LE DONNE PERCHE’ Donne, 

Femminicidio è violenza contro il genere femminile,
 
Femminicidio è Negazione delle donne di appartenere a se stesse.

Femminicidio è Possesso, come si ha l’IFONE, la macchina, la schiuma da barba.

Femminicidio è l’urlo della prevaricazione di chi non accetta che la donna possa decidere del proprio corpo e della propria vita, del suo destino e del suo futuro.

Femminicidio è asserire chi decide a questo mondo con la violenza .

Femminicidio
rivela una patologia assassina nel mondo degli uomini, che naturalmente non sono tutti assassini, ci mancherebbe,ma è all’interno del mondo del maschio annidiata una malattia che deve essere combattuta su diversi piani e gli uomini si devono chiedere perché per poter guarire.
(DEDICATO A una bambina di 8 anni che anestetizzai forse nel 1988…
Dedicato a Liviana di Bosco Mesola, una compagna dell’UDI  ammazzata a 21 anni in Calabria dal cuoco dell’albergo dove era andata a fare la cameriera,uccisa in una notte perché non voleva avere rapporti sessuali  con lui, avevamo entrambe all'epoca 23 anni, io studentessa privilegiata lei amica mia nelle serate ferraresi di maggio.)