martedì 19 agosto 2014

La voce di un lupo



In un Bar di Milano, uno molto frequentato, ora dell'aperitivo.
Parlo animatamente con una amica dell'ennesimo femminicidio,  non riusciamo ad andare oltre le risposte di sempre, frasi che ci siamo dette mille volte.
Il proprietario ci ascolta mentre  versa un Gin Tonic e l' analcolico che ci andranno di traverso di lì a poco.
Si siede e con calma, lentamente "spiega" :

quando decidi di sposarti lo fai perchè sei innammorato, perchè vuoi stabilità, perchè vuoi un porto che sia finalmente sicuro, perchè ti prendi una donna che sarà per sempre tua.
Negli anni apri e chiudi la porta di casa quando e come vuoi.
Tradisci, ma mai con un solo senso di colpa, non ti sfiora che sia ingiusto e tanto meno che sia qualcosa che possa fare anche lei.
E' semplicemente Tutto l'Umwelt  tuo, sei libero di fare quello che ti pare e che hai sempre fatto.
Sei al centro di quel mondo e regista della tua e sua vita.

Non ti sfiora nemmeno la possibilità che la tua donna, quella che hai sposato, possa dire basta.
E' semplicemente cosa tua.
Non sei mai stato necessariamente violento, semplicemente Lei è sempre stata al posto suo.
Ti ha aspettato sempre.
Quando però ti lascia, quando improvvisamente alza lavoce e dice BASTA è lì  che il cortocircuito si realizza.
E' impossibile razionalizzare.
Comprendi di un colpo che se ne va, che ti viene tolto tutto, sì
tutto quello che è Tuo.
Tu sei solo,solissimo, in una scatola improvvisamente vuota.
Sei improvvisamente povero e nudo, come un verme.
Impazzisci e l'unica idea fissa che ti viene e persegui è fracassarla di mazzate.
L'unica strada che attraversi è la violenza fisica perchè nessun altro strumento hai.
Non ti importa alcunchè delle conseguenze.
Sei uno a cui Lei ha tolto tutto,  l'unica cosa che pensi è rimuovere la causa della tua disperazione.


sabato 26 luglio 2014

La massacra prima però decapita un gattino.




A vederlo, nelle foto che accompagnano le sue pubblicità , pensi  subito “con uno così nemmeno il caffè al Bar”. Eppure ha un notevole credito locale per la sua tragica capacità imprenditoria.
Mirko Rosa è il proprietario dei tantissimi negozi MIRKORO, quei negozi nati con la crisi, in parallelo con le Slot Maschine e i Videopoker.
Mirko Rosa  fa i soldi, e tanti, con quelli persi dai  poveracci, con quelli che vendono le collanine del battesimo, la medaglietta con la Madonna, l'effige di Padre Pio oro e argento, il braccialetto del fidanzamento, il solitarietto della “promessa”,   il Rolex comprato quando la moneta girava e si faceva ancor più nero.
Molti i negozi, sparsi in Lombardia tutta ma con tante sedi nel varesotto e alto milanese.
Nella zona di Busto Arsizio Mirko è molto conosciuto,  ama farsi vedere con le sue potenti auto (Porsche,Hammer, Ferrari),  per i suoi eccessi d’alcool e per qualche Body Gard che manda in Ospedale a suon di botte.Violento si sapeva che lo fosse.
Qualche foto su Chi per un Flirt Sara Tommasi.Nulla che potesse mai interessare la stampa nazonale.
Ogni periferia, ogni città ha i suoi burini ricchi e poveri, personaggi Trasch, gente che nulla aggiunge e nulla toglie.
E' sfuggito  però  l’ORRORE questa volta di cui si è fatto protagonista qualche notte fa.
Solo la stampa  del varesotto ha dato  notizia con  accenti diversi,  come purtroppo accade  quando si racconta  della violenza sulle donne.
Violenza, cattiveria,ferocia, efferatezza che potevano avere ancora un più tragico epilogo.
Sorge la domanda spontane: le donne hanno valenza guadagnandosi  il consueto articolo sui giornali solo se il Femminicidio si conclude con l’evento termimale?
Bisogna morire ?
La ragazza è finita in Ospedale, è viva biologicamente, uccisa in ogni suo aspetto,uccisa in
quell'  interminabile film dell’orrore che l’ha vista vittima di un carnefice efferato.
Agli inquirenti ha raccontato che  tutte le lesioni del corpo sono state causate da una lite per futili motivi.
Il gattino, appena comperato, di pochi mesi aveva graffiato la figlia di poco più di un anno.
L'uomo non ha esitato a decapitarlo  e minacciare la giovane compagna di farle subire la stessa fine. All'orrore di questa visione e allo smarrimento è seguita una escalation della ira e furia incontrollata.
Il passo verso la violenza fisica è stato breve, costringendola a subire un rapporto sessuale, per poi coprirla di botte sino all’inverosimile, rinchiuderla  in uno sgabuzzino sino allo stremo, naturalmente non prima di averle rotto il cellulare e impedendo di chiedere aiuto. Al mattino l’ha liberata. La ragazza minacciava di buttarsi dalla finestra.
Questo schifo di uomo è noto alle cronache locali anche per una indagine in corso per ricettazione (importo illegale di farmaci come  fiale e siringhe di gonadotropina, utilizzata per gonfiare i testicoli, anabolizzanti, pastiglie di viagra, scatole di testosterone, antiestrogeni, antidolorifici, antibiotici.
Una piccola considerazione a margine.
Il Sindaco di Rescaldina è sempre  tronfio di avergli consegnato quella  targa?
Triste è questa Italia dove chi rappresenta le Istituziioni non è capace di stare lontani da personaggi di questa portata, seppur con i soldi.



lunedì 21 luglio 2014

Le strane "bizze di Capossela" a Castellana Grotte




Vinicio Capossela, famoso, fascinoso, molto intellettuale e snob si esibisce volentieri al Sud d'estate, scatenando grandi iniziali consensi .Cittadini  entusiasti, gli amministratori godono del prestigio dell'annuncio,il tutto politicamente funziona!L'estate è salva .La gente non può dire niente.

"Non abbiamo chiamato i Camaleonti!
 a Castellana è venuto Vinicio Capossela"

La cittadinanza viene accuratamente non informata che
a- il compenso dell'artista  non ha una  relazione accettabile con gli incassi del botteghino e della pubblicità
b- Capossela  impone  la LOCATION, pure quando gli si fa notare che il concerto lo vedranno così quelli del suo staff, il Sindaco, l'ex Sindaco, quelli della Banca cittadina, tutti gli assessori, i consiglieri comunali e le loro mogli.
Insomma sarà un concertino privato, tipo una festa di famiglia intellettuale.
Saranno tollerati i politici.
Capossela la gente non la vuole, nemmeno lontana e quindi
c- vieta il Maxischermo.

La cittadinanza si scatena in reazioni molteplici e differenti, tutte però con un unico comune denominatore "perchè voi autorità ci sarete e noi no?".
L'aspetto più grave della questione sta nel fatto che per questa esibizione il Cantante richiede la chiusura di un intero pomeriggio di uno dei siti turistici più importanti della Puglia. Quindi impedisce un introito importante, nella alta stagione estiva, del sito turistico famoso in tutto il mondo. Aspetto importante, da non dimenticare, quello del poco rispetto dei turisti che questo pomeriggio, ignari dell'evento universale firmato "V.Caposella nella Grave"troveranno le Grotte chiuse, manco vi fosse il Concilio riunito.
Insomma è come se Pompei chiudesse per fare cantare Ornella Vanoni.

Io mi domando (insieme ad  un paio di assolutamente esterefatti castellanesi) :
a- quanto costerà questo Concerto alla Srl Grotte? (che poi la domanda è "quanto costerà ai Castellanesi" visto che è una società partecipata del Comune al 100%)
b- quale era il flusso dei turisti previsto per il pomeriggio, a quale introito si è dovuto rinunciare?
c- non era forse il caso di chiedere a Vinicio Capossela di pagare lui a noi per potersi esibire alla Grave? Non è mica lui a farci un favore, viste le condizioni!
Il favore lo sta facendo la Società SRL Grotte e il Comune di Castellana a lui!
Assurdo ma è così.

d- Una telefonata agli Assessori e Sindaci dove si è esibito negli anni precedenti è stata fatta ?
Basta andare sul Web e rendersi conto di un paio di problemucci sorti tra Capossela e gli amministratori locali,  concerti  trasformatisi in una operazione di marketing pari a una pernacchia per le città " generose e ospitanti".

http://www.castellanaonline.it/news/2900/i-vizi-ab-origine-e-le-richieste-di-capossela.html

martedì 15 luglio 2014

PER UNA LEGGE DI RIEQUILIBRIO PROPOSTA SULLA 194 (Politicamp 2014)


PER UNA LEGGE DI RIEQUILIBRIO
PROPOSTA SULLA 194 (Politcamp 2014)
La legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza è una legge efficace, che ha consentito dagli anni Ottanta a oggi una riduzione complessiva del 54 per cento delle Ivg: 105.968 interventi nel 2012 contro i 232.801 nel 1984.
Ciononostante la legge 194 oggi è sostanzialmente inapplicata a causa delle altissime percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico (ginecologi, anestesisti, personale di sala): un’obiezione media del
70 per cento, con punte fino al 90 per cento in Campania e oltre l’80 per cento in Lazio, Molise, Sicilia, Veneto e Puglia, e interi ospedali che non garantiscono il servizio (obiezione di struttura).
Anche l’attività dei Consultori si è fortemente ridotta: diminuisce il numero (per esempio, in Lombardia si è passati dai 335 Consultori del 1997 agli attuali 216) e viene depotenziata la loro capacità di azione.
Il 16/5/2014 una delibera della regione Lazio ha ribadito i compiti dei Consultori chiarendo che tutti i medici, obiettori e non obiettori, devono garantire le funzioni di:
1. prevenzione delle gravidanze indesiderate
2. certificazione dello stato di gravidanza e eventuale volontà alla interruzione.
3. prescrizione contraccettivi
4. prescrizione della RU486, la cosiddetta pillola abortiva.
Il diritto di obiezione può cioè essere esercitato solo per quello che riguarda l’atto tecnico dell’interruzione di gravidanza.
A questi attacchi all’applicazione della legge e ai consultori si accompagna una vivace ripresa di iniziativa del Movimento per la Vita, in Italia e in Europa, oltre al proliferare dei cimiteri dei non-nati, con cerimonie di sepoltura dei prodotti abortivi. E’ bene ricordare che il diritto di seppellire i feti di qualunque età gestazionale è già garantito da un decreto presidenziale del 1990. Non vi è quindi alcuna necessità, se non ideologica e propagandistica, di istituire cimiteri dedicati.
Tornando all’obiezione di coscienza che impedisce l’applicazione della 194 in molte aree del territorio nazionale: a questa obiezione massiccia consegue
1. un ritorno all’aborto clandestino
Il Ministero della Sanità stima intorno 40.000 casi le interruzioni clandestine, stima in difetto perché nelle ostetricie è in costante aumento il numero degli “aborti spontanei”, che non riguardano solo i sottoscala delle Chinatown. Nei nostri Tribunali sono aperti 188 procedimenti penali per violazione della legge 194. Dei 150 mila aborti spontanei verificatisi nel 2011, almeno un terzo –secondo lo stesso Ministero per la Salute- è attribuibile al “fai da te”, aborti non completi eseguiti in cliniche fuorilegge o provocati con farmaci reperibili sul Web o in farmacie compiacenti
2. turismo Abortivo: fenomeno che colpisce particolarmente il Veneto con migrazioni in Emilia Romagna dove la legge funziona meglio, il Lazio con migrazioni in Toscana, e così via
3. incremento del business dell’aborto:
per esempio, delle 3776 IVG effettuate nell’ASL di Bari nel 2011, 2606, ovvero il 70%, sono state praticate in case di cura convenzionate, 1170 (il 30 per cento) negli ospedali pubblici. Il DRG per IVG ammonta a una cifra tra i 1100 e 1600 Euro. Questo significa 3.000.0000 di euro nelle casse del privato (privato in cui l’obiezione è poco significativa).
E’ legittimo un diritto di obiezione per i dipendenti di strutture pubbliche, che nei fatti rifiutano di applicare una legge dello Stato?
L’obiezione di coscienza è un diritto garantito dall’articolo 9 della legge 194, che è una legge a rilevanza Costituzionale. E’ garantito anche dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, laddove sancisce che “gli stati membri sono tenuti a organizzare i loro servizi sanitari in modo da assicurare l'esercizio effettivo della libertà di coscienza dei professionisti della salute”.
Tuttavia, se il diritto alla obiezione deve essere garantito, la Corte di Strasburgo afferma che ciò non deve impedire ai pazienti di accedere a servizi a cui hanno legalmente diritto (sentenza della Corte del 26.5.2011). L’Europa quindi sostiene la necessità che lo Stato preveda l’obiezione a condizione che non ostacoli l’erogazione del servizio.
L’8.03.2014 il Consiglio d’Europa ha condannato L’Italia “a causa dell’elevato numero degli obiettori di coscienza. L’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla 194 del 1978 intendono interrompere la gravidanza.
Come si spiega un’obiezione così massiccia?
1. ragioni di carriera: spesso la scelta di non obiettare comporta che lo specializzando si ponga contro il suo Direttore di Cattedra, e questo finisce per ostacolare il suo percorso professionale
2. eccessivi carichi di lavoro, economicamente e professionalmente non remunerativi
3. sindrome del burnout: da non obiettore si diventa obiettore per stanchezza e per le difficoltà connesse a un lavoro che ti pone costantemente di fronte a questioni etiche. Burnout non dissimile a quello che affligge medici e personale sanitario dei Pronto Soccorso, delle Terapie del Dolore e Cure Palliative,della Rianimazione, ecc. Chi fa IVG per anni, senza rotazione a causa dell’esiguo numero di non obiettori, spesso è tentato di gettare la spugna
4. motivazioni religiose
a questo riguardo, due osservazioni:
1. Il credo dei Testimoni di Geova proibisce le trasfusioni di sangue. Coerentemente nessun Testimone di Geova sceglie specializzazioni come Anestesiologia o Ematologia, la cui pratica porrebbe costanti conflitti etici.
Analogamente chi sceglie ginecologia dovrebbe sapere bene che tra i suoi compiti ci sono anche quelli previsti dalla legge 194 in ogni sua parte: dalla prescrizione di contraccettivi a quella del del Levonogestrel e della RU 486, all’interruzione chirurgica di una gravidanza non desiderata all’aborto terapeutico. Perché scegliere questa specialità se ragioni etiche impediscono di accettare una cospicua parte del proprio lavoro, “scaricandolo” sui colleghi?
2. gli obiettori di coscienza effettuano normalmente sia la villocentesi che l’amniocentesi. In tutto il Territorio Italiano è possibile effettuare entrambe le procedure diagnostiche in strutture pubbliche, private convenzionate laiche e confessionali (come il San Raffaele a Milano). Ma amniocentesi e villocentesi si effettuano per una diagnosi prenatale, cioè permettono di analizzare il numero e la forma dei cromosomi del feto, di accertare se il feto è affetto da malattia cromosomica come la Trisomia 21 (Sindrome di Down), se vi è rischio di Talassemia o di Fibrosi Cistica.
Questi esami diagnostici sono la “conditio sine qua non” dell’aborto terapeutico.
Eppure gli operatori sono gran parte medici obiettori.
Le procedure vengono effettuate anche in strutture private convenzionate confessionali dove si pratica obiezione di struttura. La problematica è nota ma tollerata dagli organi competenti.
Proposta politica
Il diritto all’obiezione di coscienza non può essere negato. Inutile quindi avventurarsi per questa strada. Questo diritto è garantito dall’art 3 della nostra Costituzione, dall’articolo 9 della 194 e dall’Europa.
Nemmeno la mobilità del personale, recentemente proposta da alcuni senatori del PD, Scelta Civica, M5S, può essere la soluzione.
I medici non obiettori sono pochissimi. Costringerli alla mobilità su più strutture significherebbe “condannarli” a eseguire esclusivamente aborti, negando il resto della loro professionalità.
Molte regioni italiane risolvono il problema chiamando medici non obiettori “a gettone” per garantire l’applicazione della legge, e retribuendoli in modo cospicuo: ma non si possono fare soldi sulla pelle delle donne, in un’inaccettabile logica mercenaria.
La soluzione che proponiamo è un’altra:
Ogni reparto di ostetricia deve prevedere il 50 per cento di medici non obiettori, con presenza H24 di un’équipe che garantisca l’intera applicazione della legge 194, dalla prescrizione della pillola del giorno dopo all’aborto terapeutico, e consenta così la rotazione del personale medico e paramedico.
Una sentenza del TAR PUGLIA (14/09/2010, n. 3477, sez. II) afferma che
“ è possibile predisporre per il futuro bandi finalizzati alla pubblicazione dei turni vacanti per i singoli Consultori ed Ospedali che prevedano una riserva di posti del 50% per medici specialisti che non abbiano prestato obiezione di coscienza e al tempo stesso una riserva di posti del restante 50% per medici specialisti obiettori”.
Opzione equa, ragionevole e praticabile che non si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione e consentirebbe la piena applicazione della legge 194.(Avv.Filomena Gallo)
Il TAR dell’Emilia Romagna chiarisce inoltre un importante aspetto legato all’obiezione di coscienza:
(sez. Parma, 13 dicembre 1982, n. 289, in Foro amm. 1983, 735 ss). Si precisa infatti che “la clausola che condiziona l'assunzione di un sanitario alla non presentazione dell'obiezione di coscienza ai sensi dell'art. 9 risponde all'esigenza di consentire l'effettuazione del servizio pubblico per il quale il dipendente è assunto, secondo una prospettiva non estranea alle intenzioni del legislatore del 1978”.
(proposta illustrata da Mercedes Lanzilotta)

lunedì 16 giugno 2014

La villetta di Motta Visconti

La villetta di Motta Visconti in via Ungaretti...così normalmente vita.

Quanti amici abbiamo, a quante grigliate siamo stati invitati, in queste villette così anonime e così uguali?  Villette a schiera o bifamigliari, ma anche singole, tutte assolutamente uguali.
Costruite con un capitolato medio basso, qualche piccola eccezione come uno dei 2 bagni con la vasca idromassaggio e ,se i soldi bastano, i sanitari della Villeroy and Boch. 
Il parquet d'obbligo in sala e nelle camere da letto, qualità  medioscarsa, di qualche legno brasiliano che costa poco. Non è ecologico e stanno distruggendo la foresta amazzonica? Non sta scritto nei contratti di vendita e poi chi se ne frega! Non sarà la mia villetta quella che inciderà sul disastro ambientale.
Villette comperate perchè "ideali ", vicine a Milano, al posto di lavoro,  in un piccolo contesto che è il paese, con la farmacia a portata di mano, il pediatra, l'asilo nido e l'Esselunga o il Carrefour a 5min di macchina.
Tutto bello sulla carta, così normale, così sognato. La vita reale purtroppo  non sta scritta in quel  progetto urbanistico che rende così allettante la vendita. 
Sono paesi in cui il nucleo autoctono  mantiene una rete di relazioni famigliari antiche del luogo, di quando era un borgo, i nuovi arrivati quasi mai si conoscono,si integrano, ognuno fa la vita sua e le interrelazioni di paese sono praticamente  nulle.

I nuovi sono tutte coppie  giovani con figli, a Motta il costo del metroquadro è bassissimo e siamo a pochi km da Milano.
Ci sono certo anche gli extracomunitari che vivono in case di corte fatiscenti, quelli si ignorano completamente.
Con le giovani coppie al contrario ci si incontra, ci si saluta, si scambiano brevi opinioni sul tempo, quasi sempre si litiga per l'edera rampicante che cresce a disimisura sulla parete della casa accanto oppure alle riunioni di condominio perchè c'è sempre chi si rifiuta di pagare i costi comuni o non vede perchè, la sera d'estate, debba rispettare il limite delle 23 e smettere di bere in giardino con gli amici.
Ci si incontra alla festa del rione, la parrocchia è presentissima. Tra una casa e l'altra si tendono bandierine argentate orribili, l'evento clou è quando passa la processione con un quadro e 10 fedeli, ma a mezzogiorno e sera  una grande tenda accoglie tutti, la sagra del pesce (variante.. della birra) accompagna la festa.
Ci si conosce tutti e non si conosce nessuno.
Tutti a casa propria a farsi i fatti propri.
A tutto questo pensavo, mentre scorrevano in TV le banali interviste ai vicini dei vari telegiornali.
Nessuno conosceva  con qualche vicinanza vera questa famiglia.
Tutti a parlare di quanto erano belli, della mamma in bicicletta con entrambi i bambini a passeggio.
Inviavano lacrime e baci agli angioletti,  raccomandavano  la madre perchè vigilasse anche "lassù". Null'altro.
Questa donna era sola a Motta Visconti, prigioniera di un uomo uscito di senno da parecchio, a nessuno le loro litigate erano interessate mai.
Non sono interessate nemmeno la sera di Italia Inghilterra, tutti occupati a organizzare la condivisione del nulla mentre una madre e due bambini venivano tra le urla accoltellati e sgozzati.
Ognuno a Motta Visconti si è sempre fatto i fatti suoi. 

sabato 24 maggio 2014

Voterò domani io cittadina d'Europa

Approbationurkunde/ Riconoscimento della mia Laurea in Germania e il diritto di lavorare come Medico laureato in Italia
Specializzazione in Anestesia conseguita a Monaco di Baviera


L'Europa non è un concetto astratto, l'Europa non è la Merkel, l'Europa non è Casaleggio.
L'Europa è nella vita di tutti noi.
Quando mi sono laureata, nel 1985, in Italia c'era una pletora di laureati in Medicina tale che ci si accontentava di tutto, anche dei pochi soldi in CRI a fare prelievi, pur di tirare su la sopravvivenza.
L'accesso alla specialità era riservato agli interni e ai raccomandati "forti".
Le specialità più accorse, quelle che producevano tanto denaro, avevano tempi di ammissione anche di 4-5 anni per i figli di nessuno come me.
Specializzarsi significava inoltre essere alla spalle della famiglia ancora, perchè lo specializzando non era remunerato,al contrario doveva dire grazie per ogni cosa, anche per l'aria che respirava.
I miei genitori avevano altri 3 figli universitari e non erano straricchi.
Compii allora una scelta non semplice.
Avevo un gran progetto, specializzarmi in Anestesia in Germania.
I miei amici  tedeschi mi avevano raccontato che lì la specializzazione era pagata con stipendio pieno, avrei imparato un mestiere e senza pregare perchè me lo insegnassero, anzi ero obbligata ad apprenderlo in fretta perchè avrei percepito un emolumento mensile, pure consistente.
Sapevo ed ero conscia di tutti i miei limiti.
Non andavo all'Estero forte di un 110/110 cum laude.
Non ero inviata (raccomandata) da un accademico italiano.
Non sapevo il tedesco e neppure l'inglese, alle medie e al ginnasio avevo studiato, con scarso apprendimento,  il francese.
Partii a giugno di quel 1985 con le mie due valigie e un regalo in soldi ( mia madre mi disse "gli ultimi" ) dei miei genitori che mi permisero di affrontare i primi mesi senza stipendio, poter imparare la lingua, il tedesco.
Contai sulla disponibilità e l'affetto di una mia amica che mi permise di abitare da lei senza pagare un affitto.
Non vidi il mare quell'anno, non godetti di nessuna vacanza in giro per il mondo, non mi fu regalato il Rolex come si usava e si usa ancora.
Mi iscrissi a una scuola di tedesco ad Amburgo e studiai, studiai tantissimo.
La sera andavo nella Himmelstrasse in un ristorante italiano,di uno di Mola di Bari,  a preparare Tiramusù e Carpaccio che andavano tanto di moda.
Servivo anche ai tavoli. Mi permetteva di guadagnare dei soldi.
Dopo pochi mesi cominciai a inviare le domande di lavoro, in tutto il Nord della Germania ed affrontare colloqui, uno dopo l'altro, con coraggio  perchè, come diceva Don Milani, se conosci 300 parole non sarai mai Padrone. Il Tedesco è lingua ostica, per ogni posto che si creava c'era un tedesco che garantiva un medico che almeno i pazienti li capiva!
Io però  imparavo in fretta.
L'Europa mi dava una grande opportunità.
La mia Laurea, conseguita in Italia, fu riconosciuta in meno di un mese.
Venni assunta in Baviera a Straubing, all'Ospedale Accademico "Elisabeth Krankenhaus" il 1 settembre del 1986.
Ad un anno dalla mia laurea assunta a pieno titolo ed iniziò la mia specializzazione in Anestesia.
Grande Europa. Io cittadina italiana avevo un posto in Europa.
Il tedesco lo mascticavo, sostenevo una conversazione, sebbene il bavarese non lo capivo.
Fu un grande atto di coraggio, l'assumermi, quello del mio primo primario.
In Germania ci sono rimasta quasi 10 anni.
Ho imparato un mestiere di cui sono fiera e penso di svolgerlo con onestà e rigore morale.
Mi sono specializzata e, con orgoglio lo scrivo, fui la seconda cronologicamente, ma la prima per tempi e brillantezza di risultato, della nidiata di assistenti assunti dal mio Primario in quegli anni.
Unica straniera tra tanti tedeschi del mio reparto.
Lo resi fiero quando tornai vittoriosa dall'esame.
Avevo vinto, ma aveva vinto anche lui scommettendo con molte titubanze, ma sostenendomi velatamente sempre.
L'Europa significa questo.
Dare una marcia in più a noi tutti.
Andare oltre il confine.
Diventare cittadini del mondo. Sapere che hai altre possibilità.
Scommettere su te stesso.
Non ci fosse stata l'Europa Mercedes probabilmente sarebbe un mediocre medico, uno di quelli che, dopo anni di graduatoria, avrebbe fatto il medico di base, mestiere rispettabile, ma mai  sognato.
Certo io sono stata una pioniera dell'Emigrazione "intellettuale" .
Negli anni dal mio paese  Castellana Grotte migliaia di laureati sono andati via, sono partiti per l'Europa e per il Mondo a conquistarsi il lavoro.
Sostenere l'Uscita dall'Europa  chiude le porte ai nostri figli, si ritorna indietro. in quel mondo provinciale chiuso nei nostri confini.
Uscire dall'Euro e dalla moneta unica significa molto semplicemente quanto vissuto sulla mia pelle.
Io giovane assistente medico in Germania guadagnavo molto di più più di mio padre allora Preside di un Liceo  Italiano con 40 anni di carriera.
Molto umiliante, la  lira si svalutava continuamente.
L'industria guadagnava ma gli operai, i dipendenti a reddito fisso si impoverivano, l'ondata degli scioperi non si placava. Giustamente.








lunedì 19 maggio 2014

Il ricatto dei taxisti non vincerà sulla tecnologia e la creazione di nuove aziende

                                                         
Basta con i ricatti dei tassisti.
Non si può stroncare la creazione di nuove imprese riproducendo vecchie e distorte logiche.

In  economia si definisce “rendita di posizione”  il provento aggiuntivo ricavato da un bene per la sua posizione particolarmente favorevole. Ciò significa che quel bene non produce ricavi per ragioni ad esso intrinseche, ma per le circostanze favorevoli. Un esempio classico di rendita di posizione é il paese con un solo supermercato. Tutti andranno a far la spesa lì non perché quel supermercato offra la merce o i prezzi migliori, ma perché non si ha scelta, non si ha alternativa. In alcuni casi le rendite di posizione sono giustificate: sarebbe impensabile far aprire 20.000 supermercati in ogni borgo d’Italia. In alcuni casi esse non solo sono ingiustificate, ma arrecano un danno al consumatore, che si vedrà costretto a pagare di piú per un servizio che potrebbe benissimo costare di meno.
La complicata questione dei tassisti, in Italia, è un classico esempio di rendita di posizione ingiustificata. Parto subito con una premessa: nessuno vuole accanirsi contro la categoria dei tassisti e sappiamo bene che abbiamo di fronte gente certamente non ricca e non privilegiata. Non sono loro i colpevoli, essi sono semmai le vittime di una classe politica scellerata che per decenni li ha protetti pur sapendo che andavano incontro ad un destino inesorabile. Non è stata, infatti, una legge che agitava lo spettro del libero mercato a farli protestare nuovamente, come era accaduto ai tempi di Romano Prodi col decreto liberalizzazioni, ma la tecnologia, che ha permesso a dei ragazzi svegli e intraprendenti di creare un’applicazione che offrisse un servizio analogo e sostitutivo del taxi. Uber, infatti, è un’applicazione scaricabile su smartphone che consente con semplicità e a costo zero di noleggiare un’auto con autista incluso. Chiaramente il servizio offerto è lo stesso del taxi, con la differenza che chiamare un taxi costa (anche parecchio a volte) mentre l’applicazione è gratuita. Abbiamo appreso dai giornali che i tassisti sono già col piede di guerra e che il comune di Milano prenderà presto una decisione.  Personalmente trovo che la decisione debba essere presa dal Governo e non da un comune, trattandosi di un problema di carattere nazionale. A parte questo, illustrerò le ragioni per cui un governo di centrosinistra dovrebbe essere a favore di Uber.
Le ragioni, a dire il vero, sarebbero tantissime, ma elencherò le tre principali:
1) Si creerebbe maggiore concorrenza e questa farebbe abbassare i costi, a beneficio della collettività. Chiunque abbia viaggiato in Europa o nel mondo, saprà che il taxi, in quei Paesi in cui il mercato è stato liberalizzato, è spesso l’alternativa più conveniente. A New York in molti casi è persino più conveniente dei mezzi pubblici. Idem a Barcellona, a Madrid, a Berlino;
2) Uber favorirebbe l’ingresso nel settore del trasporto privato di nuovi operatori, quindi si verrebbero a creare più aziende, più posti di lavoro, e più servizi. Una vera manna dal cielo in tempi di crisi. Peraltro, si tratterebbe di posti di lavoro a favore delle categorie più deboli, quelle a basso reddito e con bassi livelli di istruzione;
3) Uber, nel creare maggiore competizione, darebbe un incentivo a migliorare il servizio offerto. Scomparirebbero, così, furbate come le famose “tariffe truccate” dei tassisti romani a danno dei turisti giapponesi, e metteremmo la parola fine al problema dell’abusivismo.
Le ragioni dei tassisti sono altrettanto numerose e alcune comprensibili, una su tutte il fatto che questi abbiano speso migliaia di euro per acquistare la licenza.

A mio parere, questa motivazione é totalmente priva di senso. Chi esercita la libera professione, ma anche chi svolge attività d’impresa, sa benissimo che in ogni momento si corre il rischio che un domani un concorrente più bravo e più capace possa sottrarre clienti, e non importa quanto tu abbia investito per la tua formazione o per la tua azienda. È il famoso “rischio d’impresa” che si insegna nella prima lezione di economa aziendale. Non si capisce per quale ragione questa categoria debba esserne esentata. Offrono un servizio che non richiede nessuna competenza specifica, tranne quella di saper guidare e di aver memorizzato le strade (oggi col GPS neanche quella), e tuttavia si arrogano il diritto di paralizzare un’intera città per difendere il loro particulare, il loro interesse di categoria. È arrivato il momento che il Governo compia delle scelte coraggiose perché siamo stufi di veder trionfare l’Italia delle corporazioni e delle lobbies. Vogliamo vivere in un Paese democratico e liberale, in cui siano gli interessi di tutti – e non di una parte – ad essere salvaguardati. 

Giuseppe Lilllo Milano 20.05.2014